(AdnKronos) – “Dalle intercettazioni abbiamo accertato che il prezzo medio per giungere da paesi africani come il Sudan, l’Eritrea la Libia è tra i 4.000 e i 5.000 dollari. Poi, dalla Libia all’Italia il viaggio costa dai 1.000 ai 1.500 dollari”, spiega il Procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia. “Sono trafficanti in contatto con altri extracomunitari ai quali preannunciano gli sbarchi – dice Scalia – ai quali vengono forniti i numero di telefono dei referenti sul nostro territorio nazionale”.
Ma i capi dell’organizzazione criminale di trafficanti di esseri umani sono ancora liberi e attivi in Libia, come emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo coordinata dal Procuratore capo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Maurizio Scalia e dai pm Geri Ferrara e Claudio Camilleri. “I capi sono attualmente latitanti in Libia, per questo attiveremo ogni procedura prevista per riuscire a pervenire a loro arresto e a farli processare – dice Lo Voi – E’ un fatto che le difficoltà politiche di alcuni di questi Paesi non ci fanno essere particolarmente ottimisti sull’esito di tali procedure”. Sono ancora liberi i capi dell’organizzazione: Ghermay Ermias, etiope, e Redae Medhane Yehdego, eritreo. Sono sempre loro ad avere organizzato gli ultimi sbarchi in Sicilia, come sottolinea ancora Lo Voi. Anche se non ci sono elementi che “consentano di collegare l’organizzazione transazionale con l’ultima drammatica vicenda del fine settimana scorso”.
Uomini senza scrupoli, che “non esitano a raddoppiare il numero dei passeggeri da far salire sui barconi della morte rispetto alla effettiva loro capienza, pur di incrementare i lucrosi introiti”, come denunciano i magistrati nel provvedimento di fermo. Tra i casi scoperti quello di una spedizione attraverso un barcone, capiente di 500 posti ed occupato invece da 1000 migranti “rendendo sempre più rischiose le traversate”.