ROMA – Dopo sei anni eccezionali, la crescita di Dubai potrebbe avere un brusco arresto. Secondo alcuni analisti finanziari internazionali, il Paese, federato con altri sei negli Emirati Arabi Uniti, sarebbe infatti al capolinea del boom finanziario e immobiliare che l'ha reso appetibile a turisti e investitori di tutto il mondo.
Dal suo osservatorio privilegiato Paolo Dionisi, ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, intervistato da Ign, testata on line di Adnkronos, getta però acqua sul fuoco: ''Dubai è strettamente legato agli altri Emirati, la cui situazione economica e finanziaria è saldissima. Basti pensare che Abu Dhabi possiede ingenti riserve petrolifere e controlla il fondo sovrano più potente al mondo, valutato fra i 250 e gli oltre 800 miliardi di dollari''.
Le cifre del miracolo economico di Dubai sono effettivamente sbalorditive: 9-10 milioni di turisti all'anno arrivano da ogni parte del globo per fare acquisti nei suoi enormi centri commerciali – ne ospita tre dei 10 più grandi al mondo. L'ultimo nato, il Dubai Mall, aprirà il 30 ottobre e per il primo anno la previsione è di 30 milioni di visitatori. E sono una leggenda costruzioni avveniristiche come l'hotel Burj Al Arab, a forma di vela spiegata, e il Burj Dubai, il grattacielo più alto al mondo, costato 4,1 miliardi di dollari, oppure l'isola artificiale a forma di palma, la Palm Jumeirah, le cui costosissime ville sono state da tempo tutte vendute. L'afflusso di capitali stranieri si è riversato soprattutto nel settore immobiliare, che ha conosciuto un vero boom: fino a 8 milioni di euro per un appartamento di taglio medio-piccolo sul Burj Al Arab. Ma è soprattutto il settore degli immobili commerciali (negozi, uffici) a essere esploso, con un incremento dei prezzi del 40% e un rendimento annuale fino al 20%. Negli ultimi anni l'emirato è diventato insomma una vera e propria mall-city, tanto da essere chiamato confidenzialmente Do-buy, dove investitori immobiliari e ricchi possidenti di tutto il mondo hanno fatto a gara a comprare di più, determinando un aumento costante del valore degli immobili. Un fenomeno tutto particolare è quello del 'flipping', per il quale le case vengono vengono comprate e vendute anche 3 volte ancora prima di essere costruite, apprezzandosi a ogni giro.
Una crescita così esasperata da far temere a molti una bolla immobiliare pronta per scoppiare. I segnali della crisi già ci sono: nel secondo trimestre del 2008 l'aumento dei prezzi delle case ha subito una frenata al +16% rispetto al trimestre precedente, quando crescevano del 42%; gli uffici si continuano a costruire (42 milioni di metri quadri, secondo l'ultimo rapporto della società di consulenza immobiliare Colliers international), ma molti rimangono vuoti – del resto Dubai conta solo1,6 milioni di residenti – e se la crisi finanziaria globale non si attenua rischiano di restare tali. ''In realtà – precisa l'ambasciatore – la flessione dei prezzi è dovuta al fatto che fra 2009 e 2010 i grandi progetti immobiliari di Dubai saranno compiuti. L'offerta di case e uffici eguaglierà la domanda, determinando per forza un abbassamento dei costi e dunque dei redditi da immobili''. Del resto, le stime del governo prevedono per il 2009 una flessione dei prezzi del 10-15%.
Intanto, per sostenere la liquidità la Banca centrale degli Emirati ha immesso nel sistema bancario14 miliardi di euro e ha garantito i depositi bancari, senza limite, delle 40 banche emiratine e straniere che operano nella Federazione. E la Borsa ha perso il 45% dall'inizio dell'anno. Kaled Al Kadma, direttore del colosso Dubai Islamic Bank che da sempre finanzia i grandi costruttori, ha dichiarato: ''bisogna prepararsi a pagare di più, l'immobiliare soffrirà e i grandi progetti verranno rivisti''. Questi, che per alcuni sono segnali evidenti della crisi, per altri sono invece gli interventi precoci di un governo preoccupato di rasserenare cittadini e mercati. ''Gli Emirati sono stati fra i primi Paesi al mondo, dopo Irlanda e Danimarca, a varare misure di sostegno alla liquidità. Per questo qui non si sono viste code agli sportelli bancari o scene di panico fra gli operatori'', sottolinea ancora Dionisi.
Come si muoverà in questo scenario l'artefice del boom, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, governatore di Dubai dal 2006, vice presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti' Il sovrano è un uomo dalle mille risorse – oltre che politico e esperto di finanza, pratica gli sport equestri e la poesia -, amatissimo dal popolo, che di lui ricorda la grande generosità. Sono due anni, ad esempio, che lo sceicco lancia una grande raccolta fondi per l'educazione dei bambini nel mondo (2007) e per i non vedenti (2008): ebbene, la somma raccolta nel 2007, che già era andata molto oltre le aspettative, è stata raddoppiata dal sovrano di tasca sua. Bin Rashid Al Maktoum ama dire che ''abbiamo avuto successo perché abbiamo sempre creduto che domani è un nuovo giorno e che i successi del passato sono storia''. Per adesso lo sceicco rassicura i mercati e rilancia i grandi piani di investimento nel mattone: resta da vedere se sarà sufficiente per arginare un'eventuale crisi.