Home Nazionale Ricerca: non solo nel naso, recettori odore anche nei polmoni

Ricerca: non solo nel naso, recettori odore anche nei polmoni

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Roma, 3 gen. (Adnkronos Salute) – Il naso non è l'unico organo nel nostro corpo in grado di rilevare il fumo di sigaretta o un profumo che si diffondono attraverso l'aria: scienziati americani hanno dimostrato che anche i polmoni possiedono recettori degli odori. Ma a differenza di quelli del naso, che si trovano nelle membrane delle cellule nervose, i recettori dei polmoni risiedono in quelle neuroendocrine. Ed è anche diversa la reazione fisiologica che innescano: invece di inviare impulsi nervosi al cervello che permettono di 'percepire' l'odore acre di una sigaretta accesa nelle vicinanze, attraverso le cellule neuroendocrine vengono stimolati gli ormoni necessari a restringere le vie aeree. La nuova classe di recettori, chiamati Pnec, è stata scoperta dal team di Yehuda Ben-Shahar della Washington University di St. Louis, in collaborazione con la University of Iowa Carver College of Medicine, che ne parlano sull''American Journal of Respiratory Cell and Molecular Biology'. "I nostri polmoni e il nostro intestino – spiega Ben-Shahar – sono aperti all'ambiente esterno. Anche se si trovano all'interno del nostro corpo, sono in realtà parte del nostro 'strato esterno'. E come tali subiscono costantemente insulti ambientali. Ma ci siamo evoluti in modo da mettere in moto meccanismi per proteggere noi stessi". I recettori Pnec, dunque, non sono altro che 'sentinelle', il cui compito è di tentare di allontanare dai polmoni prodotti chimici tossici o irritanti. Queste cellule potrebbero anche essere responsabili dell'ipersensibilità che caratterizza malattie respiratorie come la Broncopneumopatia ostruttiva cronica (Bpco) e l'asma. Ai malati viene infatti consigliato di evitare lo smog cittadino, gli odori pungenti, i profumi e le sostanze irritanti, che possono innescare la costrizione delle vie aeree e difficoltà respiratorie. I recettori degli odori nei polmoni potrebbero quindi essere un futuro obiettivo terapeutico, suggerisce Ben-Shahar. Bloccandoli si potrebbe ad esempio prevenire gli attacchi di asma, permettendo alle persone di abbattere l'uso di steroidi o broncodilatatori.