(AdnKronos) – Oltre al focus sull’abusivismo, il rapporto dell’Anva fotografa le attività del commercio ambulante nel suo complesso. Quando si parla di questo settore in Italia, ci si riferisce oggi a un comparto che coinvolge ben 191.535 imprese (al 2017 il 3,1% del totale delle attività economiche, una quota che supera per consistenza, e di molto, settori come quello dei trasporti o quello delle banche e assicurazioni) e dà lavoro a 217.139 addetti, per un fatturato stimabile di circa 11,1 miliardi di euro.
Quasi il 50% delle imprese operano al Sud del Paese (precisamente 47,3%, la quota per le imprese del totale economia è 33,3%), area in cui incidono sul totale per il 4,5% a fronte del citato 3,1% della media nazionale, mentre al Centro Nord l’incidenza scende al 2,5%. Tra le regioni spicca la Campania, che con le sue oltre 30 mila imprese concentra il 15,7% del commercio ambulante (la seconda regione in classifica è la Lombardia, con quasi 23 mila imprese), e in particolare la provincia di Napoli (quasi 17 mila imprese).
Distribuiti tra tipologie diverse (storici, rionali, moderni, ecc.) si stimano in Italia 5.600 mercati. Le attività del commercio ambulante che in essi si sviluppano riguardano nella quota più elevata tessuti, articoli tessili per la casa e articoli di abbigliamento, che rappresentano più di un terzo delle imprese (36,6%). Seguono gli esercizi ambulanti specializzati in chincaglieria e bigiotteria, che rappresentano un altro 17,5%, e poi il commercio di altri prodotti non alimentari (16,6%) quali tappeti, libri, giochi e giocattoli, registrazioni musicali e video, articoli usati, ecc. Nell’alimentare spiccano i venditori di prodotti ortofrutticoli, che rappresentano quasi il 10% del complesso delle imprese ambulanti, seguiti dai commercianti di prodotti alimentari e bevande (5,6%).