Home Nazionale Pmi: Crif, da shopping cinese benefici immediati a profilo finanziario

Pmi: Crif, da shopping cinese benefici immediati a profilo finanziario

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Roma, 6 nov. (AdnKronos) – Aumenta il patrimonio e si riduce il debito finanziario: l’impatto delle acquisizioni sull’equilibrio finanziario e patrimoniale delle piccole e medie imprese italiane passate sotto il controllo cinese è evidente già a distanza di un anno dall’operazione. E’ questo il dato principale che emerge dalla ricerca condotta da Crif Ratings volta a verificare gli effetti derivanti dall’ingresso di capitali cinesi sulla solidità finanziaria di un campione di pmi italiane con un fatturato inferiore a 500 milioni.
Il tema degli investimenti stranieri in Italia, premette il Crif, ha assunto una centralità sempre maggiore come driver a supporto della modesta crescita dell’economia italiana e un ruolo progressivamente crescente viene da quelle economie emergenti che negli ultimi anni hanno mostrato maggiore vivacità in termini di investimenti all’estero. Tra queste, sicuramente la Repubblica Popolare Cinese che per la prima volta nel 2015 è diventata un investitore netto visto che gli investimenti in uscita dal Paese hanno superato gli investimenti stranieri in Cina. Dopo Regno Unito e Germania, l’Italia è il terzo Paese europeo di destinazione degli investimenti cinesi, grazie ad un controvalore che ha raggiunto 12,8mld di euro nel 2016.
I due terzi delle pmi del campione preso in considerazione operano nel manifatturiero, in linea con le politiche d’investimento suggerite a livello centrale dal governo cinese; all’interno del manifatturiero italiano, i comparti che suscitano maggiore interesse tra gli investitori cinesi sono la meccanica strumentale, in particolare la robotica, e la componentistica auto. A livello aggregato, le aziende considerate mostrano una riduzione della leva finanziaria, misurata dal rapporto tra debiti finanziari ed ebitda, a 1,9x nell’anno post-acquisizione da 5,7x nell’anno pre-acquisizione. Allo stesso modo migliora anche il rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto, passato a 0,5x da 1,9x.