Home Nazionale Mafia: testimone di giustizia, ‘Niente lavoro a mia figlia per le mie denunce ai boss’

Mafia: testimone di giustizia, ‘Niente lavoro a mia figlia per le mie denunce ai boss’

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Palermo, 28 lug. (AdnKronos) – Le avrebbero negato un posto di lavoro da cameriera a Bivona, piccolo centro dell’agrigentino, perché figlia di un testimone di giustizia che ha denunciato e fatto arrestare alcuni boss mafiosi. E’ la denuncia di Ignazio Cutrò, testimone di giustizia e Presidente dell’associazione che raggruppa i testimoni. “È tutta colpa mia”, si sfoga Cutrò. Che parla di una “grande umana sofferenza per l’ennesimo boccone amaro che la mia famiglia è costretta a inghiottire dopo avere appreso la notizia che una proposta, seppur informale, di lavoro seppur temporaneo è stato rifiutato a mia figlia Veronica per ‘colpa’ di avere un padre che ha denunciato la mafia della bassa quisquina, per essere scortata dell’Arma dei Carabinieri”. “No, per qualcosa di molto più grave – dice ancora Cutrò – Ve li dico con le parole del comico siciliano Pino Caruso che dall’alto dei suoi ottanta anni scrive che “se tu sei una persona onesta allora nessuno, in virtù della tua onestà, si fiderà più di te. Ecco accade che in Sicilia si capovolga la realtà, il senso logico del vivere civile per cui, siccome hai denunciato e testimoniato nei processi contro i mafiosi del tuo paese non sei degno della stima e del rispetto di molti tuoi concittadini”.
“Accade pure, è questa è la parte più vergognosa, che nemmeno i tuoi figli si salvano dal disprezzo e dell’isolamento – denuncia Cutrò – Fa molto male tutto questo: mi fa male come padre, fa tanto male come cittadino italiano e come bivonese. Non per nulla da tempo ho chiesto sostegno e aiuto a chi sostegno e aiuto può dare alla famiglia Cutrò. Pacche sulle spalle ne ho ricevute tante ma quasi sempre accade che le pacche fanno alla pari con gli schiaffi presi. Aiuto ne tantomeno sostegno sono arrivati alla mia famiglia. Non così posso dire degli schiaffi che continuano ininterrottamente ad arrivare e colpire le radici più importanti per un genitore: i propri figli”.