(AdnKronos) – “La rete -sottolinea ancora il ministro- è una, istantanea, globale. Gli ordinamenti restano divisi e lenti, rinchiusi nei vecchi confini. E questo può far diventare la rete un luogo dove le regole di tutela della persona, che valgono nel mondo reale, restano sospese. Le conseguenze sono gravi. Soprattutto per coloro i quali non possono difendersi da soli, quelli che vengono ogni giorno discriminati nel mondo reale e che, in assenza della cogenza della legge, rischiano di esserlo doppiamente in quello virtuale. La censura, siamo d’accordo, non è la via. Ma neppure la rassegnazione”.
“E’ necessario porsi il tema se tra luddismo e ingenua (a talora colpevole) ammirazione a ogni cambiamento globale non ci sia lo spazio per recuperare una visione critica del mondo, la capacità di leggere le opportunità e insieme i limiti che ogni innovazione comporta. Diversamente il rischio è quello di una crescente subalternità all’esistente”.
“Parlo distintamente di fake news e post verità, perché indubbiamente, rispetto al tema dei messaggi contenenti propaganda d’odio, risulta un terreno ancora più sdrucciolevole. Ma parto da un punto di contatto tra i due fenomeni. Ci sono notizie che formano il substrato per la propaganda d’odio. Questa dinamica non si contrasta con verità di Stato, che rischiano di essere rimedi peggiori del male. La via, a mio avviso, è quella della costruzione degli anticorpi necessari a reagire sulla rete”, favorendo cioè “la capacità di reazione sulla rete dei soggetti più frequentemente colpiti da questo tipo di notizie”.