Milano, 6 feb. – (AdnKronos) – Oggi “il problema non è più quello della carcerazione ma piuttosto quello del processo in sé e dell’immediata osmosi tra questo e l’informazione, un’osmosi che avviene quasi senza regole e che si abbatte sull’indagato e a volte anche sui testimoni con danni spesso irreparabili. Qualche regola si deve fissare senza agitare sempre il pericolo di ‘leggi bavaglio'”.
Processo penale e informazione. E’ questo, da decenni, uno dei problemi principali della giustizia sul quale intervenire senza indugiare ulteriormente. Lo afferma all’Adnkronos Guido Salvini, in passato giudice istruttore e poi gip a Milano, il togato che ha condotto indagini in materia di terrorismo sia di sinistra che di destra, che ha riaperto le indagini sulla strage di Piazza Fontana, che si é occupato di casi di criminalità economico-finanziaria. Gip del caso legato al sequestro di Abu Omar, ha seguito le prime inchieste sul terrorismo di matrice islamica. Negli ultimi anni é stato il gip dell’inchiesta condotta a Cremona sul calcio scommesse. Ora é rientrato a Milano.
Alla vigilia del primo incontro pubblico in agenda per domani a Palazzo di Giustizia sulle ‘nozze d’argento’ di Mani Pulite, con due dei principali protagonisti della stagione di Tangentopoli, Piercamillo Davigo e Antonio Di Pietro, subito dopo le critiche sollevate dal Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio su processi mediatici, fuga di notizie appunto, carcerazione e autoreferenzialità di alcuni pm, Guido Salvini punta dritto su quella che vede come un’osmosi pericolosa tra informazione e processo.