(AdnKronos) – (Adnkronos) – Ma Zanoni punta l’indice anche sui possibili rischi legati all’attività venatoria: “Il contatto, la detenzione, il trasporto e la macellazione della fauna selvatica abbattuta infetta può favorire la propagazione del virus. Per questo occorre adottare misure precauzionali di carattere igienico-sanitario nelle operazioni di caccia, ma pare che nessuno ne voglia parlare. Inoltre andrebbero riviste le norme negli allevamenti intensivi in relazione al benessere degli animali. Spendiamo milioni di fondi pubblici per l’aviaria, chiedendo sacrifici a tutti i contribuenti, poi però non si chiede un minimo sacrificio ai cacciatori di uccelli potenzialmente infetti”.
“A fine agosto – ricorda in chiusura il consigliere trevigiano – il ministero della Salute ha dato disposizioni per prorogare e integrare le misure di riduzione del rischio e per sensibilizzare i proprietari affinché attuino o o rafforzino i provvedimenti di biosicurezza all’interno delle loro aziende, prevedendo restrizioni sull’uso dei richiami vivi nella caccia. A che punto siamo in Veneto? Anche la Regione dovrebbe fare la propria parte in maniera più attiva, rivedendo le procedure di autorizzazione per l’apertura e la gestione di allevamenti avicoli, aumentando le prescrizioni di sicurezza e prevenzione e sul benessere degli animali, invece di concedere deroghe sulle distanze minime previste per legge come accaduto recentemente”.