(AdnKronos) – (Adnkronos) – L’ impatto ambientale è stato pressoché nullo, così come l’impatto urbanistico: si tratta in media di 4 interventi per kmq, pari ad una volumetria di 640 mc, che corrisponde ad un cubo di 9 x 9 metri di lato per 8 metri di altezza, edificati su quanto già esistente (una volumetria assolutamente trascurabile sia per impatto ambientale, che paesaggistico che di carico urbanistico; l’impatto urbanistico complessivo, dall’inizio dell’uso del piano casa, è valutabile in poco più di 12 milioni di mc complessivi, a fronte di 48 milioni di mc di nuova edilizia residenziale approvati dai comuni nello stesso periodo.
La sovra produzione di case nel periodo pre-crisi che ha prodotto in Veneto oltre 27 mila alloggi invenduti, si è confrontata con una diminuzione dell’85% dei permessi di costruire negli ultimi 10 anni. Dunque il mercato non assorbe più il nuovo e necessita di altre forme, più flessibili e adeguate, di intervento.
“Il piano casa – spiega Bassani – che nasce come strumento straordinario per il sostegno alle limitate possibilità economiche delle famiglie, come opportunità di miglioramento edilizio e di integrazione anche sociale (le due stanze in più per i figli o per avvicinare i genitori anziani, ad esempio), ma anche come sostegno al mercato edilizio in crisi, si è rivelato una “straordinaria opportunità” nella sua ordinarietà. L’ultima approvazione, che ne ha garantito l’utilizzo per 5 anni, ha di fatto reso lo strumento una norma quasi ordinaria, e in questa ordinarietà va trovata oggi una soluzione che permetta di proseguire nel suo uso. In questo senso la norma approvata nella finanziaria regionale è positiva, ma lo sarà ancora di più se si costruiranno le condizioni per rendere lo strumento strutturale e non congiunturale”.