(AdnKronos) – Poi, Maroni torna a parlare dell’intervista rilasciata al Tg3 il 16 luglio del 1994, in cui lamentava l’approvazione del decreto legge sulla sicurezza. “Io avevo richiesto di fare delle interviste, decisi di farla al Tg3 perché era il primo Tg alle 19 rispetto al Tg1 che erano dopo. Io accettando la richiesta del Tg3 volevo dare questa comunicazione – racconta – Il contenuto del decreto arrivato al Consiglio dei ministri non era quello nel testo originario”. “Ricordo un colloquio con l’allora Procuratore di Palermo, Caselli, che mi disse che questo decreto rendeva più difficile la lotta alla mafia. Mi disse che c’era una norma che rendeva più difficili le indagini. C’era l’obbligo di riferire all’indagato di essere indagato. Mi colpì molto perché mi disse che indagini complicate diventeranno impossibili. Questa cosa mi colpì e la citai in consiglio dei ministri”, spiega Maroni. Da qui la decisione di fare ritirare “il decreto – racconta – e chiesi alla Lega di non votare la fiducia. Poi il 23 luglio il parlamento negò i requisiti dell’urgenza e il decreto decadde”.
Durante la sua deposizione, Maroni ha parlato del Governo Berlusconi del 1994: “Nell’ambito della compagine governativa era notoria l’influenza che il senatore Previti aveva sulle iniziative in tema di giustizia”, ha spiegato il leghista. “Che Cesare Previti fosse il responsabile della giustizia nel partito, pur non essendo ministro, non ci scandalizzava. Sono normali queste cose”, ha aggiunto. Dopo l’esame dei pm tocca adesso al controesame della difesa.