(AdnKronos) – Per colmare il gap, suggerisce la manager, “bisognerebbe agire su tre livelli: il primo di tipo culturale, con la promozione di una più equa ripartizione delle responsabilità e dei carichi sociali tra uomo e donna all’interno della famiglia”. In secondo luogo “bisognerebbe aumentare l’offerta dei servizi che riguardino l’infanzia, ma anche gli anziani” perché “sono sempre le donne che si occupano della loro cura”. E dunque “è innegabile che se l’offerta è insufficiente, è più difficile emanciparsi”.
In terzo luogo, “le aziende devono fare la loro parte, con l’apertura al part-time e alla possibilità di lavorare da remoto”. In “un mondo 4.0, del resto, non è più necessario lavorare inchiodati dietro alla scrivania” e “sono convinta che tutte queste forme di conciliazione lavoro-famiglia aiuterebbero tutti, le donne, ma anche gli uomini”.
Infine, un sostegno dal punto di vista legislativo: “In Italia manca anche la legge sul lavoro flessibile. Il mio auspicio è che non solo arrivi presto, ma si preveda anche un’incentivazione con agevolazioni e sgravi fiscali, in modo che il treno non solo parta, ma sia anche in grado di accelerare”.