(AdnKronos) – “Per me è stata difficile, come per tutte” – confida la manager -. Tuttavia “ho avuto la fortuna di lavorare in due aziende, Procter and Gamble prima e L’Oréal adesso, che non guardano la carta di identità, ma credono nel talento al di là del genere, della nazionalità e del credo politico e ti danno l’opportunità di metterti in gioco, dimostrando le tue qualità”. Per il resto, in Italia, di fatto, gli stereotipi resistono e sono anche molto ”più radicati rispetto a tanti Paesi europei dove ho avuto la possibilità di lavorare”. Qui “devi sempre dimostrare che i passi, piccoli o grandi, che hai fatto nella tua carriera te li sei costruiti lavorando duramente”. Perché “certi lavori continuano ad essere considerati ‘da uomo’ e se una donna si mette in testa di volerlo fare, bisogna dimostrare di valere più degli uomini”.
In Europa è stato calcolato che le donne percepiscono una retribuzione oraria inferiore rispetto agli uomini, mediamente del 16%. In Germania la percentuale scende a circa il 7 per cento, mentre, secondo il report 2016 del World Economic Forum, l’Italia, su 144 Paesi analizzati, si piazza al 50esimo posto per disparità di genere e al 98esimo per l’aspetto retributivo a parità di ruolo. “Quando leggo le statistiche che mostrano la differenza di stipendio tra uomini e donne – osserva Scocchia – rimango veramente sorpresa. Proprio non riesco a capire la ragione per la quale lo stesso lavoro, se fatto da un uomo o da una donna, debba essere retribuito in maniera diversa”.
Questo, “se vogliamo, è proprio il sintomo più grande di come la cultura italiana debba ancora migliorare molto”. Tanto per fare un esempio, “secondo una ricerca condotta da L’Oréal sulla partecipazione delle donne nel mondo della scienza, è emerso che il 90% degli italiani è convinto che bisogna sicuramente favorire il ruolo delle donne nella scienza, ma il 70% crede che le donne non abbiano le qualità per fare scienza ad alti livelli. E la cosa ancora più sconvolgente è che nel campione sono incluse anche le donne”. Negli altri Paesi “certamente ci sono degli stereotipi di genere, ma il numero è decisamente inferiore. Noi italiani, in Europa, ‘vantiamo’ anche questo primato negativo”.