Milano, 9 ott. (AdnKronos) – E’ sempre meno probabile che la Federal Reserve decida di rialzare i tassi di interesse nel prossimo dicembre. Negli Usa, spiega Barbara Giani, analista Obbligazioni governative e tassi di Jci Capital, “l’assenza di miglioramenti sul fronte del mercato del lavoro costituisce un elemento in meno per ricorrere ad un aumento dei tassi, evento a cui i mercati attribuiscono ormai solo un 30% delle probabilità che ciò possa avvenire in occasione dell’ultimo meeting della Fed, in agenda il prossimo 16 e 17 dicembre”.
“A propendere per il protrarsi della no action sui tassi – continua Giani – pesa senza dubbio anche l’ultimo dato di bilancia commerciale ed il netto calo delle esportazioni rispetto all’anno scorso, cui ha indubbiamente contribuito la forza del biglietto verde. Vedremo se i dati delle prossime settimane forniranno invece spunti di vivacità, perché anche da quei dati dipenderanno le prossime decisioni del Fomc”.
Oltre all’inflazione a zero, prosegue l’analista, “ora in America anche il mercato del lavoro, cavallo di battaglia della retorica yelleniana degli ultimi mesi, ha smesso di migliorare”.
Il dato dei non-farm payrolls, “i nuovi assunti nei settori industriale e terziario, relativo al mese di settembre, ha completamente disatteso le aspettative del mercato, che si attendeva un incremento di circa 200mila unità contro le 140 mila effettivamente registrate”, prosegue Barbara Giani.
Ad appesantire il numero di settembre, continua l’analista di Jci Capital, “è intervenuta anche un’ampia revisione al ribasso dei nuovi assunti in relazione al precedente mese di agosto, la cui iniziale stima di 173 mila è stata ridimensionata a sole 136 mila unità. Il dato deludente sui non-farm payrolls però non è un fulmine a ciel sereno, quanto piuttosto l’apice di una serie ripetuta di costanti limature negative che stanno caratterizzando il quadro occupazionale in senso più ampio”.
“Il primo fattore che limita l’entusiasmo per aver raggiunto il 5,1% quale tasso di disoccupazione in generale – conclude la Giani – è rappresentato dall’inarrestabile calo del tasso di partecipazione al mercato, che ha raggiunto nuovi minimi a 62,4%, livello che non si registrava dal 1977”.