Milano, 16 nov. (AdnKronos) – “Da calciatore ha lasciato il segno nel Milan più vincente di sempre, poi appese le scarpette al chiodo, è diventato allenatore con un garbo sempre più raro, parole poche e risultati tanti, anche nelle difficoltà estreme dell’ultima stagione alla guida del Parma, condotta con dignità, in mezzo al fallimento”. Per questi motivi, Roberto Donadoni è stato insignito del premio ‘Giacinto Facchetti – Il bello del calcio’ 2015. Un riconoscimento istituito per ricordare il capitano dell’Inter e della Nazionale, oltre che presidente nerazzurro, scomparso il 4 settembre 2006.
Al tecnico bergamasco, attuale allenatore del Bologna, la giuria composta da Gianfelice Facchetti, Andrea Monti e dal presidente del Coni Giovanni Malagò, ha consegnato una scultura e un assegno di 10mila euro da destinare in beneficenza: “Per me – ha detto Donadoni dal palco della sala Buzzati di Milano – è motivo di grande orgoglio essere qui”.
Quello di oggi “lo considero un gesto di dignità nei confronti di tutti quelli che hanno lavorato con me a Parma”, riferendosi all’esperienza vissuta nella cittadina emiliana alla guida dei gialloblu, retrocessi in Lega pro dopo il crack finanziario. Poi, con amarezza, ha aggiunto: “E’ un riconoscimento per un cammino difficile che alla fine, poi, non ci ha permesso di mantenere la squadra nella categoria che meritava, come avremmo voluto”.