Milano, 23 set. (AdnKronos) – Le pmi rappresentano in Italia e in Cina più del 98% del numero totale di imprese attive nei due Paesi e in entrambi i casi creano oltre il 60 per cento del Pil. Numeri che rendono i piccoli e medi imprenditori la spina dorsale di due realtà politiche ed economiche alle prese con riforme strutturali. Due mondi – Occidente ed Oriente – a confronto con le stesse esigenze: intensificare gli scambi, ampliare la collaborazione bilaterale, aumentare i momenti di incontro tra le aziende.
“È un mercato fondamentale, strategico, molto importante per le nostre imprese e naturalmente anche un partner fondamentale per quel che riguarda il rilancio di nuovi investimenti in Italia”, spiega il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi al ‘Forum pmi per gli investimenti e il commercio tra Italia e Cina’ in corso a Milano. Evento organizzato da Bank of China e il Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con PwC e Fondazione Italia Cina.
Nei primi sei mesi dell’anno l’esportazione mostra numeri in crescita – ci si attende un rallentamento nel secondo semestre -: nel 2014 l’export è stato di circa 10,5 miliardi a fronte di un’importazione di 25 miliardi per un deficit commerciale pari a 14,5 miliardi. “L’Italia esporta un settimo rispetto alla Germania e questo dà la sensazione del ritardo” del nostro Paese, per Riccardo Monti, presidente dell’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), il quale sottolinea come “in termini di valore assoluto dobbiamo fare molto di più”.