Roma, 11 apr. (AdnKronos) – Il rischio era di “fare un film banale, una ripetizione di silenzi infiniti, oppure di non dare ai silenzi un vero significato: il risultato, vedendolo dall’esterno, è film poetico e visionario”. Così Paolo Fresu descrive all’Adnkronos la soddisfazione per il risultato finale di ‘Quando dal cielo – Wenn aus dem himmel’, il film, dal 16 aprile nelle sale, diretto da Fabrizio Ferraro con lo stesso Fresu, Daniele Di Bonaventura e lo storico produttore e fondatore della ECM Manfred Eicher.
La pellicola, interessantissimo esperimento che parte dalla realizzazione di ‘In Maggiore’, l’ultimo album inciso da Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura sotto la supervisione di Manfred Eicher uscito il 20 marzo, si interroga sulle relazioni tra forma visiva e forma sonora, attraverso la messa in campo di una molteplicità di informazioni e suggestioni percettive. Racconta come è nato l’album, dall’idea iniziale all’incisione in studio. “E’ un percorso, una riflessione -rivela Fresu- un alimentarsi di suoni che accadono, un film sulla musica, anche intima, che diventa un racconto emotivo”.
Un’impresa non facile, ma perfettamente riuscita. “Non è facile -dice Fresu- credo soprattutto per un regista, riprodurre sul grande schermo l’atto creativo, perché è fatto di momenti impalpabili: a volte il percorso cambia totalmente rispetto all’idea iniziale, o a volte si entra senza un’idea e poi si crea dal nulla”. Essere i protagonisti di un film senza ‘recitare’, ma anzi rivelando un momento di assoluta autenticità, non è stato tuttavia difficile per il grande trombettista e il suo collega Di Bonaventura, che nell’album suona il bandoneon. “La troupe e il regista sono stati molto discreti, devo dargli atto di questo, sono stati bravissimi nel saper stare ‘fuori’ -rivela l’artista sardo- Noi eravamo lì per farei il disco e non abbiamo mai avvertito la loro presenza. Solo dopo abbiamo capito di essere stati ‘attori'”.