Home Nazionale Omicidio Garlasco: giudici, Alberto ha ucciso Chiara perché pericolosa/Adnkronos (2)

Omicidio Garlasco: giudici, Alberto ha ucciso Chiara perché pericolosa/Adnkronos (2)

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(AdnKronos) – Una ricostruzione in cui tutto sembra combaciare: dalla finestra di 23 minuti – Chiara disattiva l’allarme di casa alle 9.12 e Alberto accende il pc di casa alle 9.35 – sufficienti all’allora laureando per uccidere (da via Pascoli a Via Carducci in bici ci vogliono 6-7 minuti, ndr) al numero 42 di scarpe indossate da Alberto che combacia con la taglia dell’assassino – l’individuazione del numero di scarpe, considerata una sorta di “biglietto da visita” del killer, è una “novità assoluta” del processo d’appello ‘bis’.
L’assenza delle impronte di Alberto sul pavimento di via Pascoli, la suola immacolata delle sue Lacoste restano la ‘prova regina’: secondo i periti incaricati di estendere la camminata sperimentale ai primi due gradini della scala su cui fu gettata Chiara – dopo essere stata colpita alla testa (probabilmente con un martello mai più trovato) – la possibilità per l’imputato di non lasciare tracce è vicina allo zero, così come risulta scientificamente quasi impossibile non trovare tracce di sangue sui tappetini dell’auto usata per raggiungere la caserma dei carabinieri.
Se l’analisi delle unghie e dei capelli portano a risultati “contradditori” privi di una conclusione certa, se i presunti graffi visti da alcuni carabinieri (non esiste relazione in merito, ndr) sul braccio di Alberto non hanno particolare rilevanza per i giudici, la scena del crimine mostra “una sorta di ‘progressione’ criminosa” messa in atto da chi “conosceva quella casa”. Chiara ha aperto al suo assassino, una persona nota – “tanto da non preoccuparsi da accoglierlo ancora in pigiama”, da cui non si è difesa – indice che “si fidasse di lui e non si aspettasse in alcun modo di venire da lui così brutalmente colpita” -, e in cui la direzione univoca dei colpi alla testa (l’omicidio è durato pochi minuti), è significativa di “un rapporto di intimità scatenante una emotività giustificabile solo tra soggetti che si conoscevano bene”. Un “dolo d’impeto, scatenato da quel movente che non è stato possibile accertare” ma che aveva come “l’esito finale voluto, la morte della vittima”.