(AdnKronos) – Ma tenere la barra dritta e salvaguardare le regole diventa sempre più complicato. Anche perché, all’interno del Movimento, c’è chi non manca di far notare che qualche dettame è andato già a farsi benedire da un pezzo: si guardi solo al diktat su tv e talk show e alla stessa nomina del direttorio grillino che, di fatto, ha sconfessato la regola d’oro dell’uno vale uno. Senza contare che nel Movimento, dal primo giorno, non mancano malumori su chi decide quale regola possa essere infranta o violata e quale no.
Per ora ci sono norme dove non sembrano ammessi passi indietro. Tra questi, l’assunto per cui chi svolge un mandato non è candidabile ad altro ruolo (in sintesi la norma che ‘azzoppa’ la corsa di Di Battista in Campidoglio); il limite dei due mandati; il no ai finanziamenti pubblici. Altra regola, ma più scivolosa, il no ad alleanze con altre forze politiche. In Europa, il M5S ha stretto un’alleanza con l’Ukip di Nigel Farage, ma in Italia “non ci si allea con chi è responsabile del disastro in cui ci troviamo”, ama ripetere Grillo. Anche per questo, ai ballottaggi di domenica prossima il M5S non farà alcun endorsement.