Milano, 30 giu. – (AdnKronos) – L’imprenditoria al Nord assume comportamenti che la mettono a rischio d’infiltrazione mafiosa soprattutto per tre motivi: per sopravvivere alla crisi (26%), incrementare i guadagni (20%) e battere la concorrenza (20%). E’ quanto emerge dalla ricerca “Rischi di infiltrazione mafiosa nelle imprese del Nord Italia. Strategie, meccanismi e segnali di allarme: la realtà del fenomeno e la percezione delle aziende”, promosso da Assolombarda, Fondirigenti e Aldai, insieme con Fondazione Istud e il Centro Federico Stella dell’Università Cattolica di Milano.
Dai risultati della ricerca emerge che il 32% degli intervistati tra gli imprenditori ritiene che la corruzione sia la leva principale con la quale la criminalità organizzata si infiltra nell’economia del Nord. Le aree più a rischio sono acquisti, commerciale e finanza oltre a settori ‘classici’ come l’edilizia o la ristorazione.
Dallo studio emerge che spesso sono le aree ad alta valenza strategica a diventare varchi per l’infiltrazione mafiosa: tra queste, la definizione della struttura societaria o la governance, la finanza oppure lo sviluppo del business. In questi casi, i principali attori coinvolti sono imprenditori e amministratori. Lo studio mette in luce come le organizzazioni criminali tendano a infiltrarsi non solo attraverso gli imprenditori (nei casi di più piccole dimensioni) ma anche tramite personale interno e di livello direttivo (nei casi di maggiori dimensioni e strutture più articolate).