(AdnKronos) – “In questo senso – osserva il politologo – possiamo dire che ha fallito su tutta la linea: la ‘questione europea’ è diventata dominante, decisiva nel suo mandato. Addirittura il voto di domani è anche un voto sul futuro del Regno Unito in Europa, visto che, se vincerà, Cameron ha promesso di tenere un referendum sull’adesione di Londra all’Ue”. Su questo punto, aggiunge, “c’è anche il paradosso dell’atteggiamento del mondo degli affari, che guarda con favore all’agenda dei tories ma ha al tempo stesso un preciso interesse: e cioè che non si tenga nessun referendum”.
Sul fronte lib-dem, l’analista della Lse sottolinea come “hanno avuto molto poco in cambio del loro appoggio al governo Cameron. Puntavano a una riforma del sistema elettorale e non l’hanno ottenuta mentre invece hanno avuto una ristrutturazione del sistema sanitario nazionale”. “Il loro elettorato più progressista è piuttosto deluso, molti di loro voteranno per i laburisti o per i versi, e i lib-dem dovrebbero essere i grandi perdenti di questo voto. E mi chiedo – aggiunge Archer – se i loro elettori saranno ancora interessati a una nuova coalizione con i conservatori”.
Quanto alle altre forze, l’analista riconosce all’Ukip di Nigel Farage di avere “avuto un peso importante nel permettere agli euroscettici tories di costringere Cameron a promettere un referendum sull’Europa”. D’altronde, ricorda, “l’Ukip è una vera minaccia elettorale per i conservatori, è da lì che arriva la gran parte dei voti di Farage”. Che potrebbe persino sostenere indirettamente un Cameron 2, osserva, “visto che ha detto che se ci sarà un referendum sull’Europa vorrebbe che fosse un governo conservatore a proclamarlo”.