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Ferrovie: Camanzi, garantire stabilità assetto e certezza regole

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Roma, 21 mag. (AdnKronos) – La stabilità dell’assetto istituzionale e la certezza delle regole rappresentano una “condizione essenziale per l’attrattività e la competitività del Paese”. E questo “tanto più in una stagione di annunciati e importanti processi di privatizzazione” nel settore delle ferrovie. Sono questi i punti fermi indicati dal presidente dell’Autorità di regolazione dei Trasporti, Andrea Camanzi, nel corso della sua audizione al Senato sullo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico, ribattezzata direttiva Recast. Valori che Camanzi richiama a fronte di “cinque principali criticità” che il provvedimento all’esame contiene rispetto a quelle che sono le norme vigenti.
La prima si riferisce al Prospetto informativo della Rete. “Il testo non prevede espressamente che l’Autorità possa adottare ‘prescrizioni’ sul Pir. Tale previsione è , invece, – sottolinea il presidente dell’Art- attualmente contenuta nella corrispondente disposizione del decreto legislativo 188/2003. Quindi, la sua eliminazione inciderebbe sui poteri di regolazione ex ante e pro-competitiva da parte dell’Autorità e segnerebbe – evidenzia – un passo indietro nel sistema della regolazione economica indipendente”.
Altra criticità riguarda i criteri per la determinazione del canone di accesso alle infrastrutture. “Lo schema di decreto legislativo prevede che l’Autorità adotti tali criteri ‘sentiti’ i Ministeri dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture e dei Trasporti. La previsione di questa fase di consultazione, per quanto non vincolante nell’esito, contraddice – spiega Camanzi – il principio di indipendenza dell’Autorità. Inoltre, essa potrebbe porsi in contrasto rispetto alle prescrizioni contenute nella sentenza della Corte di Giustizia del 3 ottobre 2013 che escludono l’intervento del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti nella determinazione dei canoni e dalla cui mancata esecuzione è scaturita la procedura di infrazione che la norma era originariamente preordinata a risolvere”.