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Da eccedenze alimentari Stazione Termini ‘pasti buoni’ a bisognosi

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Roma, 7 mag. (Labitalia) – Recuperare le eccedenze alimentari invendute presso i locali romani nella Stazione Termini della Chef Express (controllata del Gruppo Cremonini, colosso del settore della ristorazione) vengono ritirate dai volontari. E’ il progetto che parte in questi giorni nella Capitale, e che destina le eccedenze recuperate al Centro Richiedenti Asilo, gestito dalla Croce Rossa di Roma, e ai senza fissa dimora.
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione del Gruppo Cremonini con Qui Foundation, da anni impegnata nella battaglia per il recupero delle eccedenze alimentari da destinare alle persone in difficoltà. Il progetto infatti si basa su un lavoro di squadra, che vede impegnati gli esercizi di ristorazione del Gruppo Cremonini e la onlus di Qui! Group, Qui Foundation (e la sua iniziativa ‘Pasto Buono’) e i volontari della Croce Rossa di Roma, che si stanno occupando dei ritiri delle eccedenze alimentari tre volte la settimana (martedì, sabato e domenica.
Grazie a questa iniziativa, oltre ad assicurare pasti in più alle strutture che accolgono le persone in difficoltà, gli ideatori intendono aggiungere un piccolo tassello alla lotta contro gli sprechi alimentari.
“Lo spreco di cibo è uno dei principali problemi moderni, oltre che un paradosso in momenti di crisi come quello attuale – spiega Valentino Fabbian, ad Chef Express – e questo progetto concreto nasce proprio con l’impegno di fare ogni giorno qualcosa di più per contrastarlo. Abbiamo iniziato da Roma, ma contiamo di partire al più presto anche in altre città italiane in cui siamo presenti. La lotta allo spreco è un tassello importante del nostro impegno complessivo nel campo della sostenibilità, che negli oltre 400 punti vendita nel settore della ristorazione ci rende particolarmente virtuosi nei temi del risparmio energetico e del riciclo”.
“Nel 2014 – precisa Gregorio Fogliani, presidente di Qui! Group – Pasto Buono ha recuperato e donato quasi 200 mila pasti, che vanno ad aggiungersi ai 500 mila distribuiti negli scorsi anni. Le potenzialità sono notevoli e a portata di mano. Se tutti i pubblici esercizi (solo quelli convenzionati Qui Group sono 150 mila in Italia) seguissero l’esempio di Cremonini, mettendo a disposizione il cibo invenduto, con una media di 20 pasti al giorno, si potrebbero distribuire oltre 7 milioni di pasti quotidianamente”.
Il progetto Pasto Buono è attivo a Genova, Roma, Palermo, Cagliari, Firenze, Civitavecchia, Napoli e Firenze. Entro il 2015 arriverà a Bari, Olbia e Trieste. Nel 2014 è stata inoltre stretta una partnership a livello nazionale per la raccolta dei pasti sui ristoranti delle navi Tirrenia oltre a un’importante collaborazione con Croce Rossa Italiana a Genova e Civitavecchia.
La forza di Pasto Buono sta nella capillarità della rete di oltre 150 mila esercizi di ristorazione, con la quale è in contatto quotidiano il gruppo che fa da cappello alla fondazione, Qui!Group, la prima società italiana attiva nel settore dei buoni pasto. Puntando la lente d’ingrandimento sul valore dello spreco alimentare in Italia, si comprende quanto ancora la strada sia in salita, soprattutto se si considera che la cattiva gestione costa a ogni italiano 500 euro annuali di alimenti non consumati.
Secondo i più recenti dati disponibili pubblicati dal Rapporto 2014 Waste Watcher – Knowledge for Expo, più di 8 miliardi di euro di cibo all’anno vengono gettati nella spazzatura. “Non sprecare” è l’appello che il 63% degli italiani rivolge al proprio Paese, l’auspicio per un’Italia futura più parsimoniosa soprattutto in campo alimentare.
L’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato, e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.