(AdnKronos) – Ma “Di Maio e Grillo – per Civati – hanno un merito”, quello di aver interpretato la battaglia per il reddito di cittadinanza “come una grande iniziativa politica” e “in questo Paese bisogna ricominciare a fare politica. Dopodiché se questa cosa cresce, c’è una proposta condivisa e ci sono le coperture, possiamo, al di là delle sigle, lavorare su questo tema. E a quel punto vediamo se questo tema non sposta l’attenzione… Abbiamo già visto che Renzi è passato da davanti a dietro la lavagna. In questi giorni c’è fermento nel Paese, c’è l’obiettivo di ridare dignità e uguaglianza a un sistema sbilanciato anche per via di iniziative sconclusionate di Renzi”.
“E mi fa piacere – dice Civati togliendosi un sassolino dalla scarpa – che Di Maio usi le stesse parole che io uso da tanto tempo, lo dico senza aspirare a primogeniture di nessun tipo anche se una parte della sinistra italiana lavora da anni su questi temi. Ma quando in campagna elettorale il Pd diceva che il reddito di cittadinanza non stava né in cielo né in terra, io invitavo a riformulare la questione” puntando sul “reddito minimo che è una proposta più seria”, perché il reddito di cittadinanza chiesto dai grillini “costa davvero troppo, non possiamo permettercelo. Quel mio appello dell’epoca è maturato, perché ora vedo che c’è la consapevolezza di un reddito minimo garantito. Il Pd la liquidò, mentre io dicevo che il principio era giusto. Ma come è noto nel Pd non mi ascoltavano, magari mi sentono più ora che sono fuori”.