Roma, 19 ott. (Labitalia) – Un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà economiche: sono i cosiddetti ‘empori solidali’, piccoli supermercati ad accesso controllato che offrono la possibilità di fare la spesa gratuitamente secondo il proprio fabbisogno. Il carrello si riempie come al supermercato, ma alla cassa, invece che con denaro, si paga scalando punti da un monte mensile calcolato sulla base del reddito Isee e sul numero di componenti del nucleo familiare.
Su tutto il territorio nazionale, attualmente sono attivi 60 empori solidali che contrastano quotidianamente la povertà alimentare aiutando 60mila persone in stato di bisogno. E da quando nel 2008 sono nati i primi empori (a Roma e a Prato, su iniziativa della Caritas) sono state migliaia le persone aiutate e ora uscite dal programma di aiuto o sostenute da altre realtà dei territori.
Gli empori solidali sono attivi grazie a una collaborazione fra associazioni, enti locali, cittadini e anche diverse Fondazioni di origine bancaria, che insieme hanno dato vita a una rete di solidarietà che sta contagiando tutta Italia. Una fotografia di questa rete è stata presentata recentemente all’Expo Gate di Milano da CSVnet, il Coordinamento che riunisce i Centri di servizio per il volontariato.
L’Istat nell’indagine sulla spesa delle famiglie rileva nel 2014 che l’incidenza della povertà assoluta in Italia si mantiene sostanzialmente stabile. Ma nel nostro Paese sono più di 7 milioni gli italiani poveri. Di questi, oltre 4 milioni vivono in condizioni di povertà assoluta: sono i più poveri tra i poveri, e non possono permettersi di acquistare nemmeno il minimo indispensabile per vivere. Nel Mezzogiorno la povertà assoluta rimane quasi doppia rispetto al resto del paese, soprattutto nei piccoli comuni.
La Caritas ricorda anche che, se confrontiamo il 2014 con il 2007, (ultimo anno pre-crisi), si osserva che il numero delle persone in povertà assoluta è salito dal 3,1% al 6,8% del totale. Rispetto all’Italia pre-recessione, cioè, i poveri in senso assoluto sono più che raddoppiati.
In questo scenario, gli empori sono una realtà fondamentale che oltretutto ha un valore economico in sè: confrontando i costi di gestione con la loro capacità di generare e redistribuire ricchezza è possibile affermare che, mediamente, hanno un rendimento almeno 7 volte superiore all’investimento fatto. Perché favoriscono opportunità di incontro tra famiglie e coinvolgono chi beneficia del servizio nelle attività dell’emporio.
“Le 60 realtà che abbiamo censito – ha dichiarato Stefano Tabò, presidente di CSVnet – ci dimostrano come il fenomeno degli empori solidali abbia assunto una dimensione nazionale. La corresponsabilità è un motivo trainante e una caratteristica del modo con cui si vuole rispondere a un bisogno antico, che però si manifesta in modalità nuove, cioè quello del bisogno alimentare, affermando un approccio che vuole preservare la dignità delle persone che ricevono aiuto”.
“Non si tratta solo di tamponare ma di intervenire per risolvere le cause di indigenza che in questi anni sono cresciute in modo esponenziale. Quindi, in questo senso l’emporio è anche un luogo di facilitazione al contatto con chi agisce in questo segmento specifico”, ha aggiunto Tabò.
Dei 60 empori attualmente aperti, 9 sono al Sud, 23 sono al Centro e 27 al Nord. In particolare, la classifica è guidata dall’Emilia-Romagna con 14 empori; seguono Umbria e Toscana con 6; Lombardia con 5; Marche, Friuli Venezia Giulia con 4; Piemonte, Abruzzo, Puglia e Calabria con 3; Valle d’Aosta, Liguria, Veneto e Sicilia con 1.