(AdnKronos) – Su questo fronte, lo studio del Centro Studi di Viale dell’Astronomia parla chiaro, il vantaggio che deriva dai fattori positivi esterni “non modifica la reale posizione competitiva del Paese perchè ne godono tutte le nazioni dell’eurozona”. “Nè viene innalzato il potenziale di crescita del Paese, che era assai contenuto prima della crisi e che da questa è stato ulteriormente eroso. Il suo aumento – sottolinea- dipende da fattori strutturali su cui possono intervenire esclusivamente le riforme”.
Lo dimostrano gli effetti positivi della riforma del lavoro e l’introduzione degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato, “riprova che, con i giusti incentivi, l’Italia reagisce nei modi e con l’intensità attesi”. Nel 2015, è la previsione del Csc, il numero di persone occupate continuerà a crescere, con una variazione in media d’anno pari a +0,9%. Nel 2016 registrerà un +1% e il biennio si chiuderà con 278 mila occupati in meno rispetto a fine 2007 (-1,2%) ma con +494 mila rispetto al 2014. Nel 2015, la disoccupazione sarà in media del 12,2%. Scenderà all’11,8% nel 2016, nonostante una forza lavoro che accelera, +0,5% in media d’anno.
Ma dietro questi dati c’è ancora una realtà “drammatica” e “problemi angoscianti”, come sottolinea Squinzi. Infatti, nonostante, la risalita dell’attività economica e un recupero dell’occupazione superiore alle previsioni di tre mesi fa, nel mercato del lavoro italiano permarrà un ampio bacino di persone, indica il Csc, a cui manca lavoro, tutto o in parte: agli oltre 3 milioni di disoccupati nel secondo trimestre 2015 (+84,8% rispetto a sette anni prima) bisogna aggiungere gli occupati part time involontari (2,6 milioni, +88,8%) e i non occupati che sarebbero disponibili a lavorare ma non hanno ancora compiuto azioni di ricerca attiva perché scoraggiati (1,6 milioni, +53,4%) oppure stanno aspettando l’esito di passate azioni di ricerca, 638 mila, raddoppiati. In totale si tratta di ben 8 milioni di persone.