Milano, 14 ago. (AdnKronos) – Gli economisti dello sviluppo la chiamano la trappola del reddito medio. Facile crescere quando si è sottosviluppati, un po’ meno passare da un’economia emergente a una matura. Con la svalutazione dello yuan la Cina ha compiuto una mossa duplice: proverà a rilanciare un’economia in affaticamento ma, allo stesso tempo, tenterà così di “dilatare i tempi delle riforme interne” puntando nuovamente su uno sviluppo guidato dall’export. Dall’ambiente alle libertà politiche e civili, “è tempo ormai di un redde rationem” per la seconda potenza mondiale.
Convinto di questa tesi è Giancarlo Corò, docente e direttore della Scuola in economia, lingue e imprenditorialità per gli Scambi internazionali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La Cina, finora, è stata “un elemento di stabilità nel mondo, ma bisogna chiedersi – dice all’Adnkronos – fino a che punto un’economia possa crescere oltre un certo livello senza dare libertà agli individui che la popolano, e questo non è un problema teorico ma molto pratico”.
L’incidente di Tianjin, nel nord della Cina, con 50 morti e centinaia di feriti per potenti esplosioni sviluppatesi in un deposito di sostanze chimiche, “rende evidente un problema serissimo sul piano della sicurezza”. Secondo il professore, “sono necessari investimenti che vadano nel senso della sicurezza e non più della produzione”. L’inquinamento che, ad esempio, chiude come una cappa la città di Pechino fa sì che “i costi dei manager siano altissimi”. Nessun quadro, insomma, va lavorare nella capitale della Cina senza un ‘bonus’ per la qualità irrespirabile dell’aria.