(AdnKronos) – Non solo. Proprio per contenere l’assalto delle low cost sul mercato europeo, “altri vettori hanno cercato di trasferire parte dell’operativo in controllate a basso costo. Ma in Air France questo non è stato possibile e sono venuti al pettine problemi che vanno avanti da parecchio tempo”, sottolinea Bisignani. C’è, l’esempio, del gruppo Iag, con British Airways che ha messo in campo “un massiccio taglio dei costi, ha ridotto l’operativo sul’Europa e ha investito sul lungo raggio. Oggi è una della poche compagnie che guadagna”.
Sempre nell’ambito di Iag, “c’é anche l’esempio di Iberia. Negli anni scorsi, la battuta che girava era: ‘meno male che c’è Iberia, così non siamo ultimi’. Da ultima della classe oggi Iberia, grazie a una notevolissima opera di ristrutturazione, è tornata in profitto nel giro di poco tempo, riducendo il settore nazionale e investendo molto in America”. Un ruolo decisivo lo riveste anche Vueling, che “è una compagnia low cost in crescita e che si sta rafforzando molto anche sul mercato italiano”. Ma anche la stessa Lufthansa, ricorda Bisignani, “ha deciso di avvalersi di Germanwings e ha attuato un piano di riduzione di costi più incisivi”.
E così, afferma Bisignani, “Air France è ora quella che tra le compagnie major europee ha i maggiori problemi”. “Questo è un anno estremamente positivo per l’industria del trasporto aereo mondiali. si parla di 30 miliardi di profitti. Vanno tutti bene, a eccezione dell’Europa, che è il grande malato. Le compagnie low cost sono passate da una quota del 16% a oltre il 40% e hanno costi operativi ben inferiori a quelli dei grandi vettori. Sono numeri che parlano da soli”.