– E’ la fine dei talk? “Se ne fai due, dove ce ne era uno solo, è chiaro che si dimezzano gli ascolti”, ha sottolineato ieri con il consueto pragmatismo Fedele Confalonieri. Un pericolo paventato dallo stesso Santoro, che nei giorni scorsi, ha scritto una lettera aperta al suo pubblico: “Non condivido -ha detto fra l’altro Santoro- la scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto”.
E infatti l’effetto ‘grande abbuffata’ non sembra spiegare da solo la crisi di un genere, che risente certamente anche di un nuovo tipo di fruizione dell’informazione, nell’era 2.0, e della voglia di ‘evasione’ che contraddistingue spesso i periodi di crisi. Anche l’esordio del nuovo ‘Ballarò’ condotto da Massimo Giannini su Rai3, che aveva fatto ben sperare alla prima puntata, alla prova della seconda puntata ha mostrato una violenta flessione. Il 16 settembre scorso, Giannini, che ospitava anche una rarissima intervista a Roberto Benigni, ha ottenuto nella prima puntata 2.503.000 spettatori e l’11.76% di share, staccando notevolmente il concorrente ‘diMartedì’, condotto da Giovanni Floris su La7 e visto da 755.000 spettatori con il 3.46% di share.
Ma alla prova della seconda puntata il nuovo ‘Ballarò’ si e’ dovuto accontentare di 1.517.00 spettatori con il 6,53% di share e ‘DiMartedì’ è cresciuto un po’ ma si è fermato al 4,23% di share e con 968.000 telespettatori. E la somma dei due programmi è ben lontana dalla media di ‘Ballarò’ della scorsa stagione (il 12,79% con una media di circa 3.297.000). Se a questo si aggiunge che la striscia quotidiana di ‘Diciannovequaranta’ e’ stato sospesa dopo due settimane di ascolti esigui e Floris è migrato alla conduzione di ‘Otto e mezzo’, privo della conduttrice Lilli Gruber ferma per un’indisposizione, si capisce che il quadro non e’ certo roseo. (segue)