Milano, 15 set. (Adnkronos) – “La sfida educativa è la sfida del futuro”. Del resto se l’Italia, negli anni ’60, è diventata “un grande Paese è stato perchè ha saputo scommettere sui bambini, su uno come me, Maurizio Lupi, che sono cresciuto con un’idea, che anche se abitavi in periferia non c’erano ostacoli. Potevi diventare tutto, ciascuno poteva dare il suo contributo al Paese”. In quegli anni “la scuola era quella struttura che offriva un’occasione a tutti, figli di operai, figli di maestri, indipendentemente dallo loro estrazione sociale”. Guarda al futuro e ricorda il passato, il ‘suo’ compreso, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che questa mattina ha ‘aperto’ l’anno scolastico al complesso di elementari e medie della scuola ‘Cabrini’ di via Forze Armate, periferia ovest della città.
Proprio alla ‘Cabrini’ Lupi ha frequentato elementari e medie e ancora oggi, dice con emozione “di tutti gli insegnanti che poi ho avuto la mia maestra di riferimento è la maestra Palumbo, quella delle elementari”. Accolto dal preside dell’istituto, affiancato dall’assesore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea, Lupi ha guardato i registri scolastici del 1966-1967, due degli anni da lui trascorsi in quella scuola. Poi si è fermato a osservare i pannelli dove sono state appese tantissime foto di classe, la sua compresa, la seconda B di allora, riconoscendosi in un bimbo vicino alla maestra Palumbo.
Ai bambini ‘schierati’ a gruppi nell’ampio cortile della scuola Lupi dice che in “consiglio dei ministri è stato deciso che tutti, oggi, dovessero tornare alla loro scuola” perchè la formazione scolastica “è la principale risorsa che un paese ha a disposizione”. (segue)