Roma, 10 lug. (AdnKronos Salute) – Gli italiani si sentono bene. La salute percepita, uno dei principali indicatori riconosciuto a livello internazionale per la sua capacità di riflettere condizioni fortemente correlate con la sopravvivenza e la domanda di prestazioni sanitarie, non evidenzia variazioni significative nel tempo. Nel 2013, la prevalenza, standardizzata per età, di chi dichiara di stare male o molto male, rimane, infatti, stabile al 7,3% nella popolazione di 14 anni e più: era il 7,4% nel 2005. Lo dice l’indagine Istat 2013 sulla salute in Italia, presentata oggi a Roma.
Si accentuano le differenze di genere a svantaggio delle donne, già marcate nel 2005. Fa eccezione la provincia autonoma di Trento, dove sono gli uomini che dichiarano più frequentemente di stare peggio delle donne. Il 20% degli anziani esprime un giudizio negativo sulle proprie condizioni di salute, complessivamente stabile rispetto al 2005. Nel tempo, per le dinamiche territoriali si osservano andamenti opposti, con miglioramenti nel Centro-nord e peggioramenti nel Mezzogiorno e un ulteriore incremento delle disuguaglianze territoriali.
Cresce però la prevenzione: ad esempio, tra le persone di 45 anni e più, la quota di quelli che hanno svolto almeno una volta nella vita le analisi per constatare l’eventuale presenza di osteoporosi, in assenza di disturbi o sintomi, è pari al 23,4% e risulta in crescita rispetto al 2005 (20,9% tassi standardizzati). Nel 2013, la quota di donne di 25 anni e oltre che si sono sottoposte allo screening con il pap-test almeno una volta nella vita è pari al 73,6%, con un netto aumento, di circa 9 punti percentuali, rispetto al 2005. Ancora più accentuato è l’incremento, rispetto al 2005, della percentuale di donne dai 25 anni in su che si sono sottoposte a mammografia, che passa dal 43,7% al 54,5%; tra le ultrasettantacinquenni la quota quasi raddoppia (dal 30,9% al 52,4%).