Roma, 10 lug. (AdnKronos Salute) – Diminuisce in misura decisa, sia fra gli uomini che fra le donne italiane, la quota dei forti fumatori, ossia coloro che accendono oltre 20 sigarette al giorno: dal 38% al 31% fra il 2005 e il 2013. I connazionali però sono sempre più sedentari: solo il 20,6% della popolazione di 5 anni e più pratica un’attività fisica che può essere considerata ‘protettiva’ per la salute (25,9% tra gli uomini e 15,6% tra le donne). Lo registra l’indagine Istat sulla salute presentata oggi a Roma.
In Italia – riassume l’Istat – la prevalenza di fumatori si è ridotta del 30% rispetto al 1983, quando a fumare era il 31% della popolazione di 14 anni e più mentre nel 2013 è il 21%. Rispetto al 2005, anno in cui è entrata in vigore la legge Sirchia, la quota di fumatori ha subito solo una lieve riduzione, dal 21,3% al 21,1%. Fra il 2013 e il 2012, la quota di fumatori si contrae invece di un punto percentuale. Nel 2013 questa è pari al 21,3%, sostanzialmente stabile rispetto al 2005, anno in cui l’effetto della legge Sirchia aveva determinato una lieve riduzione.
Curioso però il fatto che la Legge Sirchia a tutela dei non fumatori, che ha istituito il divieto di fumare nei locali e negli uffici pubblici, sia spesso disattesa. Il 9% dei non fumatori dichiara di essere esposto al fumo passivo nei locali pubblici, con picchi del 20,5% tra i giovani di 14-24 anni e del 12,4% nel Sud, con punte massime in Calabria (14,4%) e Campania (13,3%). Tra i non tabagisti che lavorano, l’8% è esposto al fumo passivo nel luogo di lavoro, percentuale che sale all’11,5% nel Sud (Campania 12,1%) e nelle Isole (Sicilia 14%).
Nel nostro Paese, il trend dell’obesità è in aumento sia rispetto al 2000 (+2 punti percentuali), che al 2005 (+1). Tuttavia, nel confronto con il 2005, non si evidenziano variazioni rispetto alle caratteristiche strutturali degli obesi: il fenomeno è più diffuso all’aumentare dell’età (da 2,8% nella classe 18-24 anni a 18% nella classe 65-69 anni), tra gli uomini (12,1% contro 10,5% delle donne), a eccezione degli ‘over 75’. A destare allarme è soprattutto l’eccesso di peso tra i minori, che in Italia assume dimensioni rilevanti; negli anni 2011-2012, è in sovrappeso o obeso oltre un bambino su tre (35,7%) di 6-10 anni e nel Sud addirittura quasi uno su due (48%). La quota si riduce a uno su quattro (25,1%) tra i bambini di 10-13 anni, ma tra i maschi di questa età si attesta comunque al 30,1%.
Infine, tra le persone di 18 anni e più, la quota di chi ha dichiarato di essersi sottoposto almeno una volta nel corso della vita a controlli per misurare il livello del colesterolo è dell’85,2%, in aumento rispetto al 2005 (81,9%), come del resto è avvenuto per gli altri controlli preventivi. Prevalenze simili si riscontrano, infatti, per il controllo della glicemia (84,8%) e della pressione arteriosa (86,6%).