Home Nazionale Prometeia: occupazione in crescita, ma tasso disoccupazione ancora alto

Prometeia: occupazione in crescita, ma tasso disoccupazione ancora alto

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Milano, 31 gen. (Labitalia) – Il mercato del lavoro in Italia è ancora molto debole, con un arretramento dell'occupazione che ha portato il tasso di disoccupazione al livello record del 12,7%. Dall'inizio della crisi a oggi si sono perse circa 1,5 milioni di unità di lavoro, con cadute moto forti anche nel settore pubblico, che di solito fungeva da ammortizzatore. Questo quanto emerge dal Rapporto di previsione di Prometeia, fino al 2016, sull'andamento dell'economia italiana e internazionale, presentato oggi a Milano. Una debolezza del mercato del lavoro testimoniata, secondo Prometeia, anche dagli indicatori sul ricorso agli ammortizzatori sociali. Le domande di cassa integrazione guadagni sono aumentate negli ultimi mesi del 2013, trainate da quella straordinaria. Prometeia prevede che l'occupazione cresca nel prossimo triennio, recuperando 520mila unità di lavoro standard e 560mila posizioni lavorative. A fronte del milione e 800mila unità perse dal 2007, si sarà ancora lontani dai livelli pre crisi. Lontana dai livelli pre crisi anche la disoccupazione, che scenderà dagli oltre 3 milioni attuali a 2 milioni e 800mila alla fine del 2016, l'11,2% delle forze lavoro. La crescita economica e il rallentamento dell'inflazione consentiranno alle famiglie italiane di recuperare potere d'acquisto, ma l'aumento del reddito disponibile, nel triennio 2014-2016, si fermerà a 480 euro pro capite. La ricchezza finanziaria, sottolinea Prometeia, recupererà 3500 euro, nell'ipotesi di una crescita costante delle quotazioni delle attività finanziarie, mentre quella reale continuerà a erodersi. In questo contesto, la spesa delle famiglie crescerà solo di 200 euro pro capite. Sui consumi della famiglie, la componente più importante del Pil, grava la necessità di risalire dai livelli a cui li ha precipitati la crisi. Al netto dell'inflazione, nel 2013 rispetto al 2007, i consumi si sono ridotti di 1800 euro, a fronte di cadute del reddito disponibile di 2700 euro, della ricchezza finanziaria netta di 8200 euro, della ricchezza reale netta di 12600 euro. Il risparmio si è quindi ridotto di 860 euro.