Roma – “Se dovessi scegliere un compositore, sceglierei Bach, non fosse altro che per il fatto che si è inventato talmente tante cose, è stato anche rock!”. Mario Castelnuovo, esponente storico della canzone d’autore, non è un musicista ‘fermo’, dal suo esordio al Festival di Sanremo nell’82 con la canzone di successo ‘Sette fili di canapa’, ha camminato sempre in avanti, ma senza mai spezzare la trama che unisce il tempo. E così’ non stupisce che, appena uscito il suo ultimo disco ‘Musica per un incendio’, Mario Castelnuovo spezzi forte la lancia verso i compositori classici. “Spero che i giovani possano seguire davvero la musica classica – osserva con l’Adnkronos – perché da lì nasce tutto. Io ne ascolto molta e mi rendo conto che spessissimo si ‘ruba’ da lì, nel senso bello del termine. Ed è giusto così, è giusto riprendere, rivisitare. E’ giusto – dice – partendo, però, dal presupposto che bisogna avere delle basi di conoscenza, che poi possono certamente arrivare anche al rock più sfrenato. Insomma, bisogna sapere che la musica è nata da lì”.
Prodotto da Lilly Greco e distribuito da Egea, ‘Musica per un incendio’ ha, in qualche modo, già nel titolo, la scelta di campo dell’artista romano: la passione come modo di vivere, in una ricerca che si arricchisce ogni giorno. E, in effetti, tutto il disco è una ricerca ‘spericolata’ di emozioni e di parole intrecciate dalla musica che alterna fuoco e aria in un incedere melodico che attinge ad un bagaglio di suoni e strumenti ricco e curato nei dettagli. Per Mario Castelnuovo, infatti, spirito e carne sono il tessuto della stessa trama umana. E non a caso ‘Annie Lamour’, che apre il disco, “ha un linguaggio carezzevole, poetico, spirituale sotto molti aspetti e al tempo stesso carnale, sensuale, sessuale perché credo – dice – che le due cose non possano essere disgiunte”.
Per questo artista “se l’amore cade”, “ricresce di notte, come succede ai bambini coi denti da latte” (dal brano ‘Mandami a dire’). E “gli innamorati coi capelli bianchi, si danno un bacio in volo e vanno via” (da ‘Gli innamorati coi capelli bianchi’). Spesso Castelnuovo canta bambini, vecchi e artisti “perché sono le tre categorie più fragili. Categorie che si somigliano molto – sorride – per esempio, quando d’estate guardano una stella”. L’amore , dunque, può davvero rinascere come i denti da latte ? Secondo Mario Castelnuovo sì, “perché – confida – io credo che tutto non finisca mai, perché non finisce dentro di noi. Che sia d’accordo l’altra persona è un altro aspetto. E’ come quando i bambini dicono di essersi fidanzati con la prima della classe e inevitabilmente gli si chiede: ‘Ma lei lo sa?”.
“Molto spesso l’amore – osserva Mario Castelnuovo – non ha corrispettivi di nessun tipo, ma è talmente bello lo stesso. Di norma io sono molto innamorato. Innamorato di tante cose. L’innamoramento nasce dalla curiosità, bisogna essere curiosi di tutto quello che ci circola intorno. Bisogna essere capaci anche di aprirsi agli altri – sollecita – alle stranezze degli altri, alle novità degli altri e non ricondurre tutto ai nostri stilemi”.
Stilemi e schemi su cui l’album ‘Musica per un incendio’ spariglia le carte cantando, per esempio, con poesia e leggerezza la passione sensuale quando la vita è prossima al tramonto: “Sono stato fortunato ad avere due genitori che mi hanno insegnato molte cose, anche nella loro semplicità, e soprattutto mi hanno insegnato che non ci sono anagrafi dentro di noi. Io ho sempre avuto amici molto più grandi me e ho capito che non ci sono età, non c’è età per l’amore, come non c’è età per l’amicizia. E’ una cosa, l’età, che va registrata tecnicamente in un Comune, ma ci sono dei giovanissimi assolutamente spenti e anziani che sono davvero musica per un incendio”.
Fra le doti che Mario Castelnuovo desidera coltivare ce ne è una davvero rara che le note delle sue canzoni sono, però, già in grado di far affiorare: la leggerezza. “Non la possiede quasi nessuno. Si può essere, infatti, profondi e leggeri allo stesso tempo, ma io credo sia una dote spirituale, non facile da fare propria. Io stesso so di non essere lieve in molte cose. Dovrebbe essere un allenamento, ci dovrebbe essere una palestra per esercitarsi in leggerezza”, scherza. Un’ultima chicca da segnalare in questo disco, una foto scatta sul passato cui vale la pena di prestare attenzione: ‘A Certaldo fa freddo’, una delizia sotto ogni profilo. “L’omaggio del cappotto di Petrarca a Boccaccio contenuto nella canzone nasce dal fatto che questo episodio, accaduto nella realtà, mi ha molto colpito. Petrarca, quando capì che stava per ‘decollare’, lasciò il suo cappotto a quel pazzo di Boccaccio e testualmente disse: ‘perché a Certaldo fa freddo’. Oggi un lascito del genere da parte di un grande regista, per esempio, farebbe ridere tutti, ma una volta si aveva necessità di questo, di un cappotto”. A Mario Castelnuovo, che si augura ‘Annie Lamour possa diventare “una ‘Bocca di Rosa’ di questi anni”, osiamo augurare di più, che sia per tutti ‘Musica per un incendio’.