Home Nazionale Liguria: dopo ‘no’ Biasotti manovre in corso, tensioni Fi-Fdi

Liguria: dopo ‘no’ Biasotti manovre in corso, tensioni Fi-Fdi

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Roma, 17 dic. (AdnKronos) – ”La partita in Liguria è aperta, si può vincere”, assicura l’ex governatore Sandro Biasotti, che ieri ha rinunciato a correre di nuovo come presidente della Regione, impegnandosi a presentare una rosa di 4 papabili a Silvio Berlusconi in vista delle elezioni di primavera per il dopo Burlando. Il deputato forzista Biasotti, da sempre uno dei big liguri azzurri, esclude che il suo ‘no grazie’ al Cav sia dovuto a calcoli personali e alla scarse possibilità di vincere per Forza Italia. Certo, il clima non è facile, il percorso è pieno di ostacoli e il centrodestra stenta a decollare. Ma il parlamentare berlusconiano è convinto che qualche chance c’è ancora visto le tante manovre in corsa per sfidare la sinistra renziana.
Qualcuno fa notare che una volta nessuno diceva no al leader del partito, mentre oggi in meno di 24 ore l’ex premier ha dovuto registrare un ‘doppio no’, quello di Raffaele Fitto come candidato in Puglia e quello di Biasotti, appunto. ”C’è piena sintonia con il presidente Berlusconi, l’ho ringraziato per la sua offerta ma sono convinto che si possa trovare qualcuno di meglio del sottoscritto e a questo sto lavorando”, assicura Biasotti che esclude frizioni e presto porterà sul tavolo di Arcore due papabili per la scelta finale.
Fratelli d’Italia, uno dei possibili alleati di Fi alle regionali del 2015, non ha apprezzato l’uscita di Biasotti (Gianni Plinio e Simone Torello, rispettivamente dirigente nazionale e portavoce regionale del partito, hanno sottolineato che le ”scelte per una eventuale coalizione non si assumono più ad Arcore”. Più cauto ma ugualmente fermo Ignazio La Russa, che dice all’Adnkronos: ”E’ assolutamente corretto che Biasotti incontri Berlusconi, ci mancherebbe altro, ma questa storia dei 4 candidati vale per Fi non certo per noi. Ogni decisione su un candidato di coalizione va presa insieme. O c’è una condivisione al mille per mille su un nome, altrimenti la parola deve passare agli elettori del centrodestra con le primarie o qualcosa di simile”, avverte l’ex ministro della Difesa.