Roma, 6 feb. (Adnkronos/Labitalia) – Hanno redditi bassi e precari quando lavorano, sono scarsamente coperti dai sistemi di sicurezza sociale quando restano disoccupati, perdono una parte dei loro diritti quando si spostano in un altro Stato Ue. In pratica, sono discriminati non una, ma tre volte. E' la condizione dei lavoratori 'atipici' europei, fotografata dall'Inca, il patronato della Cgil, che ha promosso con altri partner sindacali europei (Cgil per l'Italia, Ces per l'Europa, Tuc per il Regno Unito, Fgtb per il Belgio, Dgb per la Germania, Ccoo per la Spagna) il progetto 'Accessor' (acronimo di 'Atypical Contracts and Crossborder European Social Security Obligations and Rigths'). I risultati finali vengono presentati oggi, a Roma, in occasione del convegno 'Il posto del lavoro atipico nel coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in Europa. Presentazione, valutazione e utilizzazione dei risultati del progetto Accessor'. I rapporti nazionali Accessor mettono in luce anche un altro aspetto del problema: i lavoratori atipici, sempre più mobili, si trovano a dover interagire nel corso della loro vita con molteplici e differenti sistemi nazionali di sicurezza sociale, ciascuno con le proprie regole di apertura dei diritti, spesso anch'esse per così dire atipiche e flessibili. "Da un lato, le lavoratrici e i lavoratori con contratti atipici -si sottolinea- sono più degli altri spinti a migrare alla ricerca di migliori condizioni economiche e sociali in altri paesi; dall'altro, è proprio tra gli immigrati (comunitari e cittadini di paesi terzi) che le condizioni di lavoro atipico si presentano più frequentemente come unica opportunità di occupazione".