Roma, 17 dic. (Labitalia) – Nel 2012 si concentra più della metà della perdita di occupazione registrata dal terzo trimestre 2008 in poi. È come se il nostro Paese avesse fatto un balzo indietro di quasi 10 anni: bisogna risalire, infatti, al primo trimestre del 2004 per trovare un volume di occupati paragonabile a quanto registrato negli ultimi tre mesi del 2013. Peraltro gli ultimi dati sulle comunicazioni obbligatorie presentano alcuni timidi segnali di ripresa dell’occupazione. Emerge dal Rapporto di monitoraggio Isfol sul mercato del lavoro.
L’Isfol sottolinea come alla caduta dell’occupazione si affianchi la diminuzione dell’intensità di lavoro delle persone occupate: la contrazione delle ore mediamente lavorate e di straordinario, l’aumento dell’incidenza del part time involontario e, soprattutto, il massiccio utilizzo degli ammortizzatori in deroga (e in particolare dell’istituto della cassa integrazione guadagni) hanno contribuito ad arginare la caduta dei tassi di occupazione per tutto il periodo della crisi, ma anche ad aumentare la quota di lavoro sottoutilizzato.
La le strategie adottate dalle imprese per trattenere l’occupazione in eccesso stanno progressivamente perdendo di efficacia, come dimostrato dall’aumento dei tassi di uscita dall’occupazione. Sempre più persone si trovano senza lavoro perché licenziate, ma anche per il mancato rinnovo di un contratto temporaneo.
Sono soprattutto i lavoratori precari, infatti, ad essere esposti al rischio disoccupazione, anche in ragione di contratti che, stante il perdurante clima di incertezza, si fanno progressivamente più brevi.
Nel 2007, su 100 occupati temporanei poco più di un quarto transitava verso un’occupazione a tempo indeterminato nell’arco dei dodici mesi successivi; nel 2013 tale quota è scesa di 4 punti percentuali e mezzo. Al contempo, è aumenta la percentuale di coloro che permangono all’interno dell’occupazione con forme contrattuali precarie ma, soprattutto, è andata crescendo la quota di occupati a termine in uscita dall’occupazione, transizione che nel 2013 ha interessato poco meno di quarto degli occupati temporanei, contro il 6,4% degli occupati a tempo indeterminato.
Al flusso di persone uscite dall’occupazione, si somma quello dei nuovi ingressi nella disoccupazione. Sempre più giovani, trovano difficolta, una volta terminato il loro percorso di studi, a trovare un lavoro. Nel 2008, un giovane su due risultava occupato a un anno dal primo ingresso nel mondo del lavoro, quota che, a distanza di cinque anni, praticamente risulta dimezzata.