Roma, 17 dic.(AdnKronos) – Se lo Stato dovesse comprare l’Ilva dovrebbe mettere sul piatto oltre 12 miliardi di euro. Dove li troverà? A mettere in fila i numeri della difficile situazione che sta vivendo l’Ilva di Taranto e a porre la domanda sono i Verdi che il 23 dicembre presenteranno alla Camera, alla vigilia del settimo decreto salva Ilva, una proposta di intervento dal titolo “un’alternativa per Taranto e’ possibile”. Da due anni , infatti, ricorda il Sole che Ride, i bilanci dell’Ilva non sono noti al punto che l’Europa ha chiesto formalmente di averli.
Nel 2011, situazione ante sequestro il debito finanziario dell’Ilva era di 2,9 miliardi dovuto ad un riduzione dei flussi di cassa provocata dai risultati negativi della gestione industriale per circa 805 milioni di euro”. Dopo il 2012, con la riduzione della produzione dovuta alla chiusura di 6 altiforni su 10, secondo una denuncia di Federacciai, Ilva ha perso 70 milioni di euro al mese. Ad oggi l’indebitamento Ilva è aumentato di 1,7 miliardi di euro che si sommano ai 2,9 miliardi, senza dimenticare i 250 milioni di euro di prestito ponte concesso dalla banche”.
Se lo Stato dunque dovesse comprare Ilva dovrebbe farsi carico dei debiti pregressi ai quali dovrà aggiungere investimenti necessari per il piano industriale che dovrà attuare il piano delle misure ambientali . Secondo l’ex commissario Bondi tale piano avrebbe un costo di 4,1 miliardi di spesa fino al 2020 così suddivisi: 1,8 miliardi per l’Autorizzazione integrata ambientale, 635 milioni di interventi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, 1,750 miliardi di investimenti tecnologici. A ciò va aggiunto il debito ambientale e le bonifiche esterne per complessivi 8 mld di euro, secondo l’ipotesi della procura di Taranto. “Dove troverà lo Stato tutti questi soldi? Com’è facile vedere il totale fra debito e danni ambientali supera già i 12 miliardi di euro”. Per non parlare della proposta della ‘bad company” che i Verdi ritengo “moralmemte inaccettabile”.