Roma, 11 giu. – (Adnkronos) – “I delitti contro l’ambiente non sono delitti di mafia, sono delitti di impresa, sono delitti dell’imprenditoria ecocriminale, questa è la definizione giusta, non ecomafia”. Così Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, in occasione della presentazione del Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente. Delitti imprenditoriali, dunque, “perché le mafie, la cui forza sta in quella ‘zona grigia’ che le circonda e che fa affari con esse, offrono servizi e beni illegali, ma perché ci sia questa offerta deve esserci una domanda”.
Come nel caso della domanda nel settore rifiuti che “è sempre stata fortissima – continua Roberti – la domanda di smaltimento illegale di rifiuti deriva da imprenditori che hanno voluto da una parte risparmiare sui costi di smaltimento dall’altra nascondere la propria produzione in nero. Il Corpo Forestale dello Stato parla di un 47% di produzione in nero che determina rifiuti in nero che vanno smaltiti illegalmente”. E sempre collegato alle imprese, Roberti sottolinea la loro “insofferenza ai controlli ambientali: i controlli rallentano, certo, ma sono garanzia di legalità”.
Secondo Roberti, “va bene inasprire le pene, ma più importante dell’inasprimento è la certezza della pena: ricordiamo che c’è un ‘regime della prescrizione dei reti’ nel nostro Paese che inghiotte ogni anno il 35% dei reati, compresi quelli di corruzione, chiave di volta per l’ingresso della criminalità organizzata nell’economia legale. Anche il Parlamento Europeo ne parla in una sua delibera in cui mette insieme corruzione, criminalità organizzata e riciclagggio e la Commissione europea fissa in 60 miliardi di euro il valore della corruzione ogni anno in Italia. Colpire la corruzione è fondamentale così come sono fondamentali i controlli”.