Roma, 13 nov.(AdnKronos) – Trattativa ancora in stallo e a rischio rottura quella tra sindacati e Abi sul rinnovo del contratto nazionale del credito. La denuncia arriva da Massimo masi, segretario generale Uilca. Dall’incontro di oggi, infatti, “non si sono registrati passi in avanti per ricercare un accordo”. L’Abi, infatti, spiega ancora, “ha riproposto pedissequamente le proprie posizioni” su area contrattuale, inquadramenti, e orari di lavoro mentre per quanto riguarda la parte economica ha ribadito l’impossibilità di scostarsi da un aumento inflattivo dell’1,85% , pari a circa 53 euro medie per i prossimi tre anni. Ha anche “affermato con intransigenza la volontà di eliminare per sempre, la cosiddetta modifica strutturale, gli scatti di anzianità, le modifiche in pejus del calcolo del TFR e l’abolizione economica dell’unico automatismo rimasto”.
Una posizione, denuncia ancora, “che non aiuta certo a ritrovare un punto di incontro” considerato che le proposte Abi, che mirano a “destrutturare il Contratto nazionale e, soprattutto, quello di abbassare in maniera unilaterale il costo del lavoro”, non trovano giustificazione nei dati di bilancio dei primi nove mesi di quest’anno riportati dai giornali in questi giorni. Unicredit, Intesa Sanpaolo, BPM, BPER, Banco Popolare e Credem, infatti, ricorda ancora, “hanno presentato dati che dimostrano un aumento degli utili e una aumentata capacità distributiva nei confronti degli azionisti”.
Per questo la Uilca è “favorevole ad un incremento della contrattazione aziendale, poiché le banche presentano bilanci, modelli e tipologie non omogeni tra loro”. Il problema “non è il costo del lavoro, ma le rettifiche sui crediti”, conclude masi che ricorda come L’Ufficio Studi Uilca abbia valutato che al 30/6/2014 nelle principali 14 banche italiane i crediti deteriorati sono aumentati del 4,1% e di questi crediti in sofferenza ben il 59% sono stati concessi dal top management e dai Consigli d’Amministrazione.