Un ‘’competence center’’ per valorizzare e potenziare la già ricca filiera del sistema dei beni culturali del territorio aretino. E’ lo sbocco operativo che deriva dall’indagine (e dalla relativa pubblicazione) su ‘I mercati dei beni culturali e le nuove generazioni. Sviluppo e occupazione giovanile nei territori dell’aretino’ promossa dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. E’ stata realizzata tra il 2011 e il 2012 da un gruppo di lavoro interdisciplinare coordinato dall’Ente Cassa e dal Centro di Ricerca ASK Art Science and Knowledge dell’Università Bocconi e formato dalla Cattedra Transdisciplinare Unesco Sviluppo Umano e Cultura di Pace dell’Università di Firenze e dal Centro di Statistica Aziendale – CSA di Firenze e, naturalmente, la Provincia di Arezzo. La pubblicazione, coordinata da Giovanna Del Gobbo con Armando Cirrincione, è stata presentata stamani nella sede della Provincia di Arezzo dal presidente Roberto Vasai, dal presidente dell’Ente Cassa Giampiero Maracchi e dai ricercatori coinvolti. Sono intervenuti anche il Vescovo Mons. Riccardo Fontana, l’assessore provinciale ai beni e alle attività culturali Rita Mazzetti Panozzi e il Dirigente della Regione Toscana Giovanni Pasqualetti.
Non si tratta tanto di una struttura, ma di un nucleo di competenze interdisciplinari in grado di favorire uno dei principali limiti alla valorizzazione delle vocazioni e dell’industria culturale locale: la carenza di integrazione fra soggetti, a livello di imprese, sistema di istruzione e formazione, professionalità e terziario in generale. Si tratta, soprattutto, di un organismo in grado di partecipare attivamente all’implementazione della politica industriale del territorio, dalla struttura snella, composto da figure di elevato livello professionale e con competenze specifiche sia funzionali sia di settore, utili a definire le possibili traiettorie di sviluppo settoriale e ad assistere le nuove iniziative imprenditoriali nella valutazione di fattibilità e nella loro implementazione. Un organismo che goda della credibilità degli stakeholder del territorio, in primis imprese (e loro associazioni), scuole ed enti di formazione e che renda conto al territorio attraverso concreti indicatori dei risultati raggiunti, definiti ex-ante.
La ricerca ha visto svolgersi una vera e propria ‘campagna di ascolto’ incontrando associazioni, operatori, educatori, amministratori e recependo dalla loro viva voce le urgenze ma anche le grandi potenzialità della filiera legata ai beni culturali. L’obiettivo che è stato posto all’origine del lavoro era infatti definire un progetto di crescita professionale e di sostenibilità occupazionale attorno ai beni culturali e per la sua realizzazione, sono stati considerati i beni culturali pubblici e privati e le attività connesse alla loro conservazione, valorizzazione, promozione, fruizione; i prodotti della tradizione locale e le imprese che si basano sui mestieri d’arte o collegate ai restauri; le filiere turistiche; le filiere della comunicazione e della promozione turistica e territoriale; le filiere digitali attorno ai beni e alle attività culturali; il sistema della formazione e dell’occupazione.
LA RICERCA: ALCUNI DATI
La ricerca è stata focalizzata sul territorio della provincia di Arezzo, considerato sia nella sua globalità che nella sua articolazione nei cinque Sistemi Economici Locali (SEL): Alta Val Tiberina, Area Aretina, Casentino, Val di Chiana Aretina e Valdarno Superiore Sud ed ha consentito di mettere meglio in evidenza alcuni aspetti peculiari rispetto alla complessiva industria regionale dei beni culturali; ciò soprattutto in virtù di alcune specifiche e caratteristiche vocazioni produttive. Secondo l’ultimo censimento recentemente pubblicato, delle 29.033 imprese presenti nella provincia di Arezzo ben 9.776 sono artigiane (pari al 33,7% contro il 26,8% della media nazionale) e, nel capoluogo, la densità di imprese (83 ogni mille abitanti contro i 73 della media nazionale) resta elevata grazie proprio al manifatturiero (4.228 imprese di cui ben 1.270 sono le altre manifatture all'interno del quale ricade anche il settore orafo). Evidentemente molto marcata la specializzazione nel campo orafo: le imprese aretine rappresentano infatti il 54% dell’imprenditoria regionale settoriale. Per quanto riguarda la filiera dei beni culturali in senso stretto, la provincia di Arezzo presenta una più marcata vocazione al commercio di beni d'interesse storico-culturale o di valore antiquariale, presentando una densità media di imprese, all’interno di questa filiera, di 10 punti percentuale superiore alla media regionale (29,1% contro il 19,8% regionale). Le suddette vocazioni produttive sono concentrate attorno al capoluogo e ciò anche per il fatto che quest’area accoglie il 43% di tutte le imprese culturali locali.
LA PROVINCIA ARETINA:
RICCA DI ARTE, GIOVANE E CON UNA DISOCCUPAZIONE ‘CONTROLLATA’
La provincia di Arezzo possiede inoltre, all’interno del panorama toscano, un patrimonio artistico, architettonico e naturalistico di rilievo: 58 musei (tra statali, comunali, ecclesiastici o privati) e 42 parchi naturali (di cui il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, 7 riserve naturali statali e 13 aree protette), oltre a 290 realtà architettoniche appartenenti al patrimonio ecclesiastico. Ospita inoltre circa 1.200 eventi culturali ogni anno. Arezzo si distingue anche per essere una provincia “giovane” nella più “vecchia” Toscana, nella quale la disoccupazione giovanile ha una dimensione più “controllata”. In particolare, nel caso delle donne aretine, questo fenomeno ha una dimensione più ridotta rispetto alle altre province. Complessivamente dalla ricerca emerge un bisogno complessivo di rafforzamento delle competenze del territorio per far sì che la presenza di giovani, di un ricco patrimonio culturale e di una tradizione imprenditoriale diventino reali leve per lo sviluppo locale.
LE VOCAZIONI TERRITORIALI
Nonostante ciò è possibile individuare alcune specifiche vocazioni in ciascun SEL. Per quanto riguarda la filiera artistica e tradizionale si evidenzia, oltre alla marcata presenza di imprese orafe nel sistema del capoluogo, l’alto numero di imprese pellettiere e vetrarie nel SEL del Valdarno Superiore Sud, di imprese tessili nel SEL dell’Alta Val Tiberina, della lavorazione del legno e del mobile nel SEL del Casentino. Nell’ambito dei beni culturali in senso stretto si evidenza una relativa alta densità nel sistema economico del capoluogo di operatori del commercio specializzato in beni d’arte con specifico riferimento a quelli d'interesse storico-culturale o di valore antiquariale, nonché di servizi tecnici e tecnologici connessi al patrimonio e ai beni tutelati e di interesse storico-culturale (ingegneria, architettura, tecnologie, vigilanza, conservazione e restauro ecc.) nel SEL del Valdarno Superiore Sud. Nella filiera del turismo si distingue, per numerosità di operatori, il SEL della Val di Chiana Aretina.
DUE ‘MUST’: LUOGHI AUTENTICI E FORTE LEGAME CON LA TRADIZIONE
Il gruppo di ricerca ha evidenziato come i cinque territori, pur nelle loro diversità storiche e culturali, sono accomunati da due elementi altamente significativi: la spiccata autenticità dei luoghi e del patrimonio artistico e culturale e il vivido e partecipato legame con la tradizione. Due peculiarità che possono contribuire allo sviluppo economico in molteplici direzioni: consentire un’ampia condivisione di progetti di rinnovamento, in particolare in ambito economico; mantenere una traiettoria che rispetti le risorse sedimentate nel tempo, valorizzandole e costruendo così vantaggi competitivi non imitabili da altri territori; rendere elemento aggregante l’autenticità dei territori e la tradizione nella misura in cui i nuovi progetti saranno coerenti con ciò che fino ad oggi è sedimentato nella cultura locale. È in questo quadro che la ricerca vedrà un’ulteriore fase di sviluppo e i cui obiettivi specifici sono essenzialmente riconducibili al rafforzamento del sistema integrato territoriale di istruzione/orientamento/formazione/placement/lavoro nel settore dei beni culturali e per la qualificazione/innovazione del sistema produttivo locale.
DALL’INDAGINE UN MODELLO ESPORTABILE
L’approccio adottato nell’ indagine può essere facilmente esportabile e adattabile ad altri territori sub-regionali per alcuni motivi basilari. In primo luogo parte da un’analisi attenta delle specificità locali e dei loro punti di forza; in secondo luogo la lettura per filiere conduce ad una prospettiva dinamica capace di consentire l’individuazione di opportunità che ogni filiera può generare per le altre, creando la premessa per interazioni fertili. Infine il modello di lavoro si basa sul coinvolgimento costante e sistematico del territorio oggetto di indagine per favorire uno sviluppo endogeno.
DALL’ ENTE CASSA
3 MILIONI DI EURO NEGLI ULTIMI 3 ANNI PER IL TERRITORIO ARETINO
‘’E’ questo il contesto – ha osservato il presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Giampiero Maracchi – nel quale si inserisce l’azione svolta negli anni sul territorio aretino dalla nostra fondazione, azione indirizzata sia a conservare che a valorizzare il grande patrimonio locale con azioni formative e di marketing territoriale. Negli ultimi tre anni, l’Ente Cassa ha erogato complessivamente oltre tre milioni di euro per l’aretino, un investimento importante non solo per il consistente flusso economico, ma per l’impegno diretto che abbiamo cercato di garantire con i nostri progetti, da ‘Cento Itinerari Più Uno’, rivolto ai giovani e al patrimonio locale (oltre 2.000 ragazzi coinvolti nelle iniziative formative e 50.000 visitatori registrati nelle due mostre multimediali) a ‘Piccoli Grandi Musei’, iniziativa attualmente in corso col titolo ‘Capolavori in Valtiberina tra Toscana e Umbria’, che ha messo al centro le raccolte e le istituzioni locali come motore di promozione anche delle filiere ad esso connesse attivando altrettanti flussi importanti sull’area. Non meno significativa, nel rapporto col territorio, è l’ esperienza dell’Osservatorio dei Mestieri d’Arte (Oma), anch’esso emanazione dell’Ente Cassa, che da un decennio si occupa della valorizzazione dell’artigianato artistico a livello regionale preoccupandosi anche della formazione delle nuove generazioni. Un settore che, proprio nell’aretino, come rileva la ricerca, assume un peso assai rilevante sul Pil provinciale. E’ rivolto a questo comparto anche il Centro di alta formazione e di servizi alle imprese per il quale l’Ente Cassa ha previsto uno specifico finanziamento’’.
LA PROVINCIA DI AREZZO, RICERCA CONFERMA CHE LA CULTURA
E’ UN VALORE AGGIUNTO PER IL NOSTRO TERRITORIO
Soddisfazione per il lavoro svolto sono state espresse anche dal Presidente della Provincia Roberto Vasai. “Siamo convinti – ha dichiarato – che la cultura sia un vero e proprio valore aggiunto per un territorio come il nostro, e non a caso Arezzo è in testa alle graduatorie nazionali per il contributo dell’industria culturale alla produzione di ricchezza e all’occupazione. La nostra convinzione esce rafforzata da questo studio che ci indica di proseguire la nostra azione amministrativa coniugando cultura e sviluppo”.