Home Nazionale Sanita’: legge stabilita’, tagli a Fondo per 1,15 mld nel 2015 e 2016

Sanita’: legge stabilita’, tagli a Fondo per 1,15 mld nel 2015 e 2016

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Roma, 21 ott. (Adnkronos Salute) – E, alla fine, i tagli alla sanità all'interno della legge di stabilità spuntano fuori. Per effetto delle norme sul pubblico impiego – tra cui il personale dipendente e convenzionato del Ssn – il Fondo sanitario cala di 1,150 miliardi nel biennio 2015-2016. E' scritto nero su bianco al comma 21 dell'articolo 11 (Razionalizzazione della spesa nel pubblico impiego) della legge di stabilità, che domani inizierà il suo iter al Senato."Per effetto delle disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo Stato – si legge nel testo – è ridotto di 540 milioni di euro per l'anno 2015 e 610 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016. La predetta riduzione è ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e Bolzano medesime, da recepire, in sede di espressione dell'intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la ripartizione del fabbisogno sanitario nazionale standard, entro il 30 giugno 2014"."Si tratta – spiegano in una nota Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil, e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil medici – di un vero e proprio taglio lineare che colpisce tutto il pubblico impiego e in primo luogo i medici e gli operatori dell'Ssn. Negli ospedali e nei servizi territoriali i cittadini non si curano da soli". "Si elimina per sempre – sottolineano Taranto e Cozza – la possibilità di utilizzare queste risorse per la valorizzazione professionale e la produttività a livello di contrattazione decentrata". Per i due sindacalisti, è "uno schiaffo che si aggiunge a quelli ricevuti con il blocco dei contratti, il congelamento della retribuzione individuale anche per il prossimo anno, l'inasprimento del blocco del turn over, la mancanza di risorse per i precari e l'allontanamento della liquidazione con il diritto posticipato, anche di 4 anni, dal momento in cui si lascia per maturazione dei requisiti. Ma è soprattutto un fatto che smentisce le rassicurazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta e di autorevoli esponenti del Governo".