Roma, 21 ott. (Adnkronos Salute) – Mentre negli Stati Uniti i riflettori sono sempre più puntati sugli accordi 'pay-for-delay' stretti tra le 'griffe' e le aziende produttrici di farmaci senza nome, emergono nuovi dati che confermano il passaggio sempre più veloce dal farmaco di marca al generico: a rivelarlo uno studio del National Bureau of Economic Research, portato avanti da un team di ricerca composto da 7 professionisti provenienti dall'Ims Institute for Healthcare Informatics, dal Massachusetts Institute of Technology (Mit), da Brookings Institution e dall'università di Harvard.L'indagine – riporta 'MedicalMarketing&Media' – ha tracciato la 'migrazione' dai brand agli equivalenti a basso costo fra pazienti e soggetti pagatori americani per 6 prodotti che hanno perso il brevetto fra luglio 2009 al maggio 2013. Tutti i medicinali facevano parte delle 50 molecole più prescritte, come l'anticoagulante Plavix* (clopidogrel), l'antidepressivo Lexapro*(escitalopram oxalato), l'anticolesterolo Lipitor* (atorvastatina) e l'antibiotico Augmentin* (amoxicillina e acido clavulanico). Fra i risultati principali, il fatto che con l'arrivo dei generici è di pari passo aumentato il volume delle vendite sia dei 'senza marca' che dei prodotti di riferimento, non appena la protezione commerciale è venuta a mancare e che gli equivalenti hanno catturato il 60% del mercato entro 90 giorni o meno dalla scadenza del brevetto. Nel particolare, per Plavix la quota di mercato conquistata dai generici risulta pari addirittura al 90% dopo 2 mesi, mentre lo stesso risultato è stato raggiunto dai generici del Lexapro in 6 mesi e dagli equivalenti del Lipitor in 9 mesi. I ricercatori hanno anche scoperto che l'adozione del generico non varia con l'età, perchè i cittadini semplicemente prendono per buone le decisioni della Fda sull'intercambiabilità dei prodotti.