Roma, 9 ott. (Adnkronos Salute) – "Il servizio sanitario non può essere ancora una volta l'agnello sacrificale, il salvadanaio da depauperare per arginare temporaneamente le necessità di cassa. Per questo riteniamo impensabili ulteriori manovre nella prossima legge di stabilità che sottraggano nuovi pezzi a un edificio già pericolante". E' l'appello lanciato oggi al presidente del Consiglio dei ministri dalle organizzazioni sindacali dei medici dipendenti e convenzionati, veterinari, dirigenti sanitari, tecnici, professionali ed amministrativi del Ssn e della ospedalità privata accreditata, precari e medici in formazione.Nella lettera inviata a Letta e anche ai ministri dell'Economia Fabrizio Saccomanni, della Salute Beatrice Lorenzin e al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, l?intersindacale denuncia le principali criticità che oggi vivono i professionisti del Ssn: "Le conseguenze del blocco a tutto il 2014 del contratto di lavoro che perdura da tutto il 2009; l'assenza di iniziative legislative in materia di responsabilità professionale che alimenta una medicina difensiva che porta via dal sistema salute ingenti risorse; il problema del precariato che costringe a lavorare in perduranti condizione di instabilità, privati di diritti e di futuro; le inadeguate politiche della formazione medica che oggi vedono una discrasia con il mondo del lavoro, uno scollamento tra sistema universitario e servizio sanitario, un terreno di coltura di nepotismi e corruzione"."I professionisti del Ssn – conclude la lettera – meritano rispetto in nome della fatica e della complessità del compito che ogni giorno e ogni notte svolgono a tutela del diritto alla salute, che la Costituzione riconosce ai cittadini. Sono necessari segnali positivi e uno stop alle politiche di definanziamento e di tagli lineari per restituire slancio e fiducia al Ssn, trovando le soluzioni più efficaci per garantire a tutti i cittadini il diritto di essere curati secondo i propri bisogni indipendentemente dalle condizioni economiche e dal luogo di residenza e per arrestare una deriva cui noi non vogliamo arrenderci. In caso contrario – sottolineano le sigle – l?inevitabile contenzioso e la radicalizzazione del conflitto che verrà a determinarsi, producendo una serie di iniziative di dura protesta, rischiano di deteriorare ulteriormente il funzionamento del servizio pubblico".