Roma, 12 giu. (Labitalia) – "Senza impresa, non c'è né crescita, né occupazione. E se chiudono le imprese, chiude l'Italia. Teniamolo a mente". E' il monito con cui il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, chiude la sua relazione all'assemblea annuale. Sangalli evidenzia anche che "nel declino dell'Italia non vi è nulla di ineluttabile". Un concetto che il presidente di Confcommercio vuole evidenziare con forza: "Non siamo vittime di un 'destino cinico e baro'. Scontiamo, invece, scelte sbagliate e scelte mancate". Oggi, però, avverte, "non possiamo più permetterci né le prime, né le seconde". Al contrario, dice, "ci vuole coraggio, ci vuole ambizione: per questi imprenditori, per queste persone, per le loro famiglie e per chi lavora con loro". Coraggio e ambizione, ribadisce, "per rimettere in moto l'Italia produttiva, la crescita e l'occupazione", "per il nostro Paese e i suoi giovani, per chi con passione e impegno lavora, ogni giorno, per un'Italia migliore".Quanto all'obiettivo del pagamento dei crediti verso la Pa per 40 miliardi, tra il 2013 e il 2014, aggiunge, "va assolutamente conseguito e va confermato l'impegno all'avvio di una seconda fase". Una seconda fase, dice, che "consenta di procedere al compiuto pagamento, e si tratta ancora di decine di miliardi, dell'intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti". Questo, spiega, "è un punto fondamentale: sarebbe intollerabile vedere ancora che, a fronte dell'efficienza dei meccanismi di riscossione, le pubbliche amministrazioni risultano inaffidabili nel pagare quanto dovuto".Le imprese, sottolinea, sono "messe duramente alla prova da una stretta creditizia che permane e anzi si aggrava". Come se non bastasse, ricorda Sangalli, in Italia, i servizi bancari "sono più cari che negli altri paesi europei: una ragione in più per affrontare finalmente anche la riduzione dei costi che gravano sulla moneta elettronica". Una simile stretta creditizia, insiste il presidente di Confcommercio, "merita davvero di essere assunta come una priorità dell'Unione, facendo anzitutto avanzare l'unione interbancaria". Intanto, per quel che riguarda il nostro Paese, la risposta alla stretta creditizia, come ha ricordato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, "richiede anche il potenziamento del ruolo del Fondo centrale di garanzia e del sistema dei consorzi fidi, oltre che la facilitazione del ricorso all'emissione di obbligazioni da parte delle piccole e medie imprese".