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Filctem: da Vinyls a Videocon, allarme lavoro per 180mila addetti

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Roma, 11 set. (Labitalia) – Dalla Vinyls alla Videocon, dalla Bridgestone alla Goldel lady. Sono queste e tante altre le crisi di aziende che dal 2008, in tutta Italia, secondo il dossier 'Allarme lavoro' della Filctem Cgil, hanno coinvolto, tra licenziamenti, mobilità, cig, processi di ristrutturazione e contratti di solidarietà, più di 180.000 lavoratori. Un interminabile elenco di nomi, dati, cifre, nei settori di competenza del sindacato di categoria, dal tessile alla chimica, fino al manifatturiero e all'energia. "Gli annunci di grandi gruppi -spiega Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil- che si ritirano dal contesto italiano ed europeo sono davvero pesanti: molti di loro considerano esaurita l'esperienza industriale nel nostro paese, senza che le istituzioni, italiane ed europee, muovano un dito, siano in grado di una vera discussione su ciò che sta avvenendo. Se poi – aggiunge il segretario – ci limitiamo al nostro ambito, le stesse nostre grandi aziende (l'Enel, le altre società elettriche, l'Eni) agiscono tutte in condizioni di grandi difficoltà nel mercato italiano. Dal nostro osservatorio, ovunque, dalla grande alla piccola impresa, siamo in una condizione di assoluta disperazione".E il viaggio nella 'grande crisi', per il sindacato, non non può non cominciare dalla Vinyls, il gruppo chimico del ciclo del cloro, da quattro anni in amministrazione straordinaria ora in esercizio provvisorio, con 500 addetti ripartiti nei tre stabilimenti di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna, che diventano il triplo con l'indotto. "La vertenza Vinyls -si legge nel dossier del sindacato- è diventata un simbolo: dall'occupazione durata un anno dell'isola dell'Asinara ('l'isola dei cassaintegrati') all'arrampicata a 110 metri d'altezza sulle torce spente del polo petrolchimico della laguna di Venezia. Di recente, dopo innumerevoli vicissitudini che hanno visto acquirenti fantasma (prima gli arabi della Ramco, poi gli svizzeri del fondo Gita) e false illusioni alimentate dagli ultimi governi, con gli impianti sempre fermi e i lavoratori per molti mesi senza stipendio". L'8 luglio 2013 il Tribunale di Venezia ha deciso di concordare sei mesi di esercizio provvisorio: il sindacato ha chiesto la prosecuzione della cig straordinaria (ottenuta per un anno a partire dall'8 luglio sia per i 125 dipendenti di Porto Marghera che per i 90 di Porto Torres) e l'apertura di un negoziato con uno dei soggetti interessati ('Oleificio Medio Piave'). "Nel caso di Porto Marghera -avverte Miceli- non c'è solo il problema del recupero dell'area, ma è in gioco la sopravvivenza di quello che è il cuore della chimica italiana, da dove si determina l'impulso per tutto il settore industriale: se nei prossimi anni, insomma, qui e altrove, l'Italia sarà o meno un paese che vivrà ancora della sua produzione industriale". Sempre nell'area industriale veneziana, secondo i dati della Filctem, si contano le difficoltà della raffineria Eni, le chiusure di Montefibre, Dow Chemical e Sirma, le crisi di Solvay, Pilkington, Pansac International e Reckitt Benckiser, le difficoltà dei distretti del vetro di Murano e del calzaturiero della Riviera del Brenta: in totale, nell'arco di un quinquennio, sono finiti in mobilità oltre 24.000 lavoratori. Non meno grave la situazione del Sulcis Iglesiente: Carbosulcis, Rockwool, Portovesme, Rwm, Ssb, Sarmed, Abbanoa, la stessa Enel, tutte società coinvolte in processi di ristrutturazione che, se non scomparse del tutto, hanno lasciato per strada centinaia di lavoratori. All'interno del polo chimico di Ferrara si collocano l'impianto di servizi e attività e il Centro di ricerche 'Giulio Natta' (per un totale di 850 unità) di Lyondell Basell, la multinazionale olandese-americana, che a metà dello scorso gennaio aveva annunciato un drastico ridimensionamento del sito (dove ogni anno si producono i due terzi dei brevetti internazionali del gruppo), accompagnato da 105 esuberi, nonostante i ricavi per 51 miliardi di dollari. Poi dietro front, si accende una speranza, dopo l'accordo del 19 luglio scorso, anche grazie alla mediazione della Regione Emilia Romagna: niente licenziamenti ma una tabella di marcia che – attraverso esodi volontari e prepensionamenti – dovrà conseguire il risultato della fuoriuscita di 41 unità dall'organizzazione 'Basell', che potranno essere riassorbite coinvolgendo l'intera platea del sito. Ma Lyondell Basell, ricorda il sindacato, faceva anche parte del polo chimico ternano. Poi, a fine 2011, quell'impianto (con 70 addetti) ha chiuso, e successivamente sono finiti in commissariamento o in amministrazione straordinaria Treofan, Meraklon spa e Meraklon Yarn. "Intendiamoci -incalza Miceli- Basell è un'azienda sana, che deve gran parte delle sue fortune alla sua eccezionale esperienza industriale in Italia. A maggior ragione, è insopportabile che la multinazionale tenga 'in ostaggio' un'area industriale all'interno del polo chimico ternano che potrebbe essere utilizzata per rilanciare altre imprese (è il caso di 'Meraklon') che hanno mercato ma che rischiano di soccombere". Completano la panoramica sui poli chimici i ridimensionamenti avvenuti nelle aree industriali di Siracusa e Gela. Altro settore, altre crisi per i lavoratori, con il caso della Videocon (ex Videocolor) di Anagni, del gruppo francese Thomson, leader nella produzione di cinescopi per televisori, chiusa nel 2005 dopo una lunga serie di ristrutturazioni. Gli acquirenti indiani Videocon si erano impegnati alla riconversione alla nuova tv al plasma, con l'ausilio di sindacati, governo e Regione Lazio, attraverso un contratto di programma di 56 milioni. L'operazione non è andata in porto e nel 2012 l'azienda è finita in tribunale per fallimento. L'ennesima brutta notizia per i 1.095 dipendenti rimasti è che il 14 giugno 2013 tutti i lavoratori – terminata la lunga cassa integrazione prevista – sono stati messi in mobilità. Ma anche in questo caso si è riaccesa una speranza: i sindacati e le istituzioni locali che più di altri si erano battuti per realizzare 'l'area di crisi' e un accordo di programma che potesse dare risposte alle 160 manifestazioni imprenditoriali di interesse, investire nel territorio, rioccupare i lavoratori ex Videocon, lo hanno finalmente portato a casa il 2 agosto scorso: l'accordo di programma firmato dal ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, prevede un investimento per l'area Frosinone-Anagni di 81 milioni per promuovere programmi di investimento e il reimpiego dei lavoratori espulsi dalla filiera produttiva dell'ex stabilimento Videocon. "Non bisogna più perdere tempo: devono divenire immediatamente fruibili -sostiene con forza Miceli- l'accesso al credito, lo start up di nuove imprese, l'attivazione di investimenti, gli incentivi all'occupazione", perchè in crisi è tutta l'area industriale di Frosinone: su 65 aziende (chimiche-farmaceutiche e manifatturiere), 45 sono in difficoltà, con più di 5.000 persone coinvolte su un totale di 9.000 (solo i lavoratori finiti in mobilità negli ultimi due anni sono stati 744)". Altra vertenza ?storica? è quella dell'Omsa di Faenza, il celebre marchio di calze di proprietà della Golden Lady, che nel 2009 ha chiuso lo stabilimento e trasferito parte della produzione in Serbia. Grazie alla lotta delle 340 dipendenti (poi ridotte a 229) e all'impegno di sindacati e istituzioni, si è trovato un accordo di nuova industrializzazione del sito con Atl, azienda del legno che ha assunto 145 lavoratrici a conclusione di un processo di riqualificazione professionale. Resta aperta la ricollocazione di 84 addette, attualmente in cig in deroga. Nel 2011 Golden Lady ha chiuso l'impianto di Gissi (Chieti), mettendo nei guai, spiega il sindacato, 380 persone, solo in parte (220) riassorbite nel tessile-calzaturiero. E arrivando alle vertenze più recenti, dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento di Bari-Modugno della 'Bridgestone', la multinazionale giapponese dei pneumatici, sono in corso riunioni al ministero dello Sviluppo economico per trovare soluzione alla vicenda che pregiudica il lavoro di 950 operai. Un'intesa di massima è stata raggiunta (1 agosto) dai sindacati del settore, Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, e l'azienda, su un progetto triennale che prevederebbe la riconversione delle linee di lavorazione per produrre copertoni a basso costo (tipologia General use) al posto di quelli ad alta qualità, a partire dal 2014: in tutti i casi, resterebbero in ballo 377 esuberi che i sindacati vogliono far scendere a non più di 170 per i quali potrebbero essere accordati incentivi all'esodo oltre che tutti gli ammortizzatori previsti. "Non meno delicata -si legge ancora nel dossier della Filctem- è la situazione della raffinazione italiana, dove, su 22.000 addetti tra diretti e indotto, in 6.000 rischiano il posto. Altrettanti sono i lavoratori interessati nell'indotto chimico con il dramma della Sardegna (Ottana Energia e Ottana Polimeri). Anche all'Eni le attività industriali in Italia (chimica, raffinazione, gas) sono tutte in difficoltà. La stessa Saipem annuncia, per la prima volta negli ultimi dieci anni, un forte passivo di bilancio da far temere per l'occupazione". Non ultime, continua Filctem, "vanno ricordate le criticità del comparto termoelettrico e dei cicli combinati a gas, con i casi Edison, Enel, Cofely, E.On., A2A, Tirreno Power e quelle del comparto ceramica, piastrelle e materiali refrattari nei distretti di Modena, Reggio Emilia, Sassuolo, Imola (la 'Coop Ceramica' su tutte) Faenza e di Civita Castellana, nell'Alto Lazio"."Certo -conclude Miceli- non facciamo mistero dell'interesse alle linee guida del piano industriale 2013-2015 che sarà varato a settembre dalla Cassa Depositi e Prestiti. Gli 80 miliardi previsti per rilanciare sviluppo industriale e crescita territoriale sarebbero per noi una bella boccata di ossigeno".