Roma, 23 set. (Labitalia) – C'è ancora troppa disparità fra uomini e donne ai vertici degli ordini professionali. Per questo, è indispensabile una modifica degli statuti che elimini discriminazioni. Questo è l'obiettivo di fondo di un ddl, che vede come prima firmataria la senatrice del Pd Rosa Maria Di Giorgi, e che è stato sottoscritto da parlamentari di tutti gli altri gruppi di Palazzo Madama. Se nel mondo delle professioni è evidente "un tratto potenziale di affermazione femminile", non mancano tuttavia, sottolinea l'esponente del centrosinistra, "criticità e ostacoli che evidenziano quanto sia ancora attuale un gender gap che penalizza le donne. Per le laureate che svolgono professioni intellettuali la percentuale di lavoro temporaneo è molto più alta che per gli uomini; e per le donne è nettamente minore la percentuale di lavori a termine formativi che assicurano un più facile passaggio a occupazioni a tempo determinato".Eppure, "negli ultimi anni, il costante aumento della presenza femminile nel mondo delle professioni ha modificato profondamente la fisionomia degli studi", dice. I"n alcune professioni la presenza femminile ha quasi raggiunto o superato il 50% (per esempio tra i consulenti del lavoro e gli psicologi); nelle professioni tecniche la loro incidenza non è ancora cosi' importante, ma è comunque tendenzialmente in aumento", rileva Di Giorgi. I dati Istat dicono che in Italia, il 29% delle donne svolge una libera professione. Si tratta, ricorda Di Giorgi, "di donne giovani, ad elevati livelli di istruzione e professionali, che si concentrano nei servizi più innovativi e qualificati e se, rispetto al totale delle donne occupate, le libere professioniste rappresentino ancora una percentuale modesta, rappresentano comunque una componente di significativa qualità e competenza".L'obiettivo, dunque, è quello di di assicurare pari opportunità nell'accesso negli enti pubblici non economici. In particolare, la proposta prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore delle nuove norme, gli ordini professionali stabiliscano all'interno dei propri statuti i criteri e le procedure per l'adozione di un codice deontologico.Dovranno, in sostanza, essere disciplinati, "su base democratica, tutti i meccanismi elettorali per la nomina alle relative cariche e l'elettorato attivo e passivo degli iscritti, senza alcuna limitazione di età e in modo da assicurare le pari opportunità di genere, garantendo la trasparenza delle procedure, la rappresentanza presso gli organi nazionali e territoriali e la tutela delle minoranze, nonché la non discriminazione per motivi religiosi, sessuali, razziali, politici o relativi ad altra condizione personale o sociale". A vigilare sull'applicazione della legge saranno chiamati il ministero dell'Economia e il ministero della Giustizia.