Home Nazionale Cgil Toscana: a Prato sfruttamento come in ‘800, più controlli e repressione

Cgil Toscana: a Prato sfruttamento come in ‘800, più controlli e repressione

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Firenze, 2 dic. (Labitalia) – "E' una tragedia, i lavoratori muoiono perchè si trovano a lavorare in condizioni di sfruttamento che esistevano non nel secolo scorso, ma nell'Ottocento. La repressione e l'integrazione devono camminare di pari passo. Dobbiamo mettere queste persone nelle condizioni di denunciare la situazione di sfruttamento in cui vivono, mentre adesso dopo la denuncia perdono il lavoro e rischiano di diventare clandestini". E' amaro il commento di Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil Toscana, con Labitalia, sulla tragedia di Prato. Per Gramolati, la tragedia di Prato sta tutta nei numeri: "Le aziende cinesi registrate nella Camera di commercio -spiega- sono passate dalle 1.500 del 2000 alle 4.800 di oggi. A subire il maggior incremento sono state quelle del tessile e dell'export, l'unico settore in calo è quello delle comunicazioni. Le aziende cinesi oggi rappresentano il 40% della manifattura pratese. Ma il personale -constata amaro Gramolati- che controlla le aziende dal punto di vista igienico-sanitario è in proporzione di uno su 7mila, l'Inail ha invece un solo ispettore sul territorio per 90mila addetti". E infine, aggiunge il sindacalista, "secondo i dati della prefettura di Prato, sono 16mila gli addetti regolari nelle aziende cinesi, mentre ammontano a 6mila i regolari". Secondo Gramolati, "da tutti questi emerge chiaramente che non c'è una struttura di controllo e repressione adeguata al problema che si deve affrontare". Per il dirigente della Cgil, la tragedia di Prato "naturalmente è una sconfitta di tutti, anche se le responsabilità non sono uguali tra tutti: c'è infatti chi ha lucrato negli anni su questa situazione e chi invece ha denunciato e contrastato questa condizione". Il fenomeno, secondo Gramolati, si può contrastare: "La maggior parte dei cinesi assume a tempo indeterminato con il part-time, ma le ore realmente lavorate sono sempre molto superiori all'orario fissato. Attraverso gli accordi per la tracciabilità nella filiera -conclude Gramolati- le aziende che affidano dei lavori ai cinesi in qualità di 'terzisti' hanno il quadro effettivo di quanto è l'impegno necessario per il lavoro da fare. E nei casi in cui sono stati sottoscritti questi accordi di tracciabilità il fenomeno è stato contrastato".