Roma, 3 ott. (Labitalia) – Sono donne e parasubordinati le categorie di lavoratori più discriminate nel mondo del lavoro autonomo e professionale. E' quanto emerge dai dati presentati oggi in occasione della prima Confederenza d'indirizzo della Consulta del lavoro professionale Cgil 'Diritti e rappresentanza nel lavoro professionale'. Secondo le elaborazioni del sindacato, tra i professionisti con partita Iva si nota una vistosa differenza di genere nelle retribuzioni fra donne e uomini, anche se di entità inferiore rispetto ai parasubordinati e ai collaboratori a progetto, sia in media (6 mila euro) sia rispetto al crescere dell'età dei professionisti dove la differenza massima si avvicina ma non raggiunge i 7.000 euro tra i 40/59 anni. La differenza retributiva di genere è maggiore nel Veneto (con 6.708 euro annui in meno per le donne rispetto ai loro colleghi maschi), mentre la differenza tra i generi minore si trova nelle regioni del Sud dove, però, sono inferiori anche i compensi di entrambi i sessi.Ma per il sindacato sono i lavoratori parasubordinati la parte più debole del lavoro autonomo. E questo nonostante, ricorda la Cgil, secondo l'ultimo rapporto dell'osservatorio sul lavoro atipico dell''Associazione 20 maggio', curato da Patrizio Di Nicola dell'Università 'La Sapienza' di Roma, "il mondo del lavoro atipico è molto importante economicamente". Ammontano, infatti, a 25.781.443.002 di euro i compensi dei lavoratori parasubordinati nel 2011, ricorda il sindacato, a cui si aggiungono 5.297.852.914 di euro dei professionisti con partita Iva iscritti alla gestione separata, per oltre 31 miliardi di compensi percepiti. Sommando i 5.771.609.739 euro di contributi versati dai parasubordinati e dai loro committenti e i 1.260.338.349 versati interamente dai professionisti con partita Iva, ammontano circa a 7 miliardi di euro i contributi versati all'Inps ogni anno, che "consentono all'istituto -spiega la consulta professioni della Cgil- di mantenere in ordine i conti previdenziali italiani e di recuperare forti perdite in altre gestioni (commercianti, artigiani, Inpdap, dirigenti)". Nonostante questo grande apporto economico però, contesta il sindacato, "i lavoratori parasubordinati sono caratterizzati da: compensi molto bassi; scarse tutele sociali in caso di malattia, maternità, infortunio e, pur avendo perso in 5 anni di crisi oltre 207 mila posizioni lavorative, sono gli unici a non aver beneficiato di alcun tipo di ammortizzatore sociale". "Inoltre, malgrado versino i loro contributi nelle casse dell'Inps da oltre 17 anni e costituiscano una parte stabile del mondo del lavoro da prima del 1996, vengono percepiti come un fenomeno perennemente transitorio", aggiungePer la Cgil, in conclusione, "tale disattenzione per questa parte del mondo del lavoro, fatta di giovani e adulti fortemente scolarizzati, specializzati e con una componente femminile molto ampia, dipende dall'errata percezione che il lavoro atipico sia solo 'di passaggio' e, quindi, non degno di attenzione, regolazione, sostegno".