Roma, 12 giu. (Labitalia) – La crisi colpisce trasversalmente l'Europa ma non le sue università. M olti Paesi scelgono di investire sulla formazione terziaria e sulla ricerca, unica garanzia per il rilancio dello sviluppo. Altri no. E non si tratta solo del dato prevedibile della Germania, la cui bilancia commerciale è in attivo, ma di quello di gran parte dei Paesi europei. Persino in Gran Bretagna, dove l'immaginario collettivo pensa a un'università prevalentemente privata, l'investimento pubblico è maggiore di quello italiano. Lo rivelano i dati dell'Osservatorio della European University Association (Eua) presentati oggi da Stefano Paleari, segretario generale della Crui, membro del board dell'Associazione europea e referente per la parte relativa al Public Funding – all'incontro 'Sapientia colloquia: criticità ed emergenze nel sistema universitario', tenutosi all'Università 'La Sapienza' di Roma. "Lo scorso 6 giugno il ministro Carrozza davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato della Repubblica ha sottolineato che 'l'istruzione e la ricerca scientifica sono fattori determinanti per lo sviluppo economico' – ha sottolineato Paleari – e oggi, inoltre, uno studio di Bankitalia rivela che anche l'economia lombarda è in recessione e che il problema centrale è rappresentato dal numero ridotto di ricercatori e dall'assenza di un volume adeguato di attività di brevettazione. Se si pensa che l'economia lombarda è quella che traina il Paese, lo scenario appare tristemente chiaro. L'osservatorio dell'Eua è su questo esplicito. Gli svedesi investono 731 euro per cittadino per l'università. I tedeschi 304. Addirittura gli spagnoli 157. Noi siamo ad appena 109, con un calo netto del 14% negli ultimi 4 anni. Questi sono dati oggettivi, non opinioni. E con questi numeri sarà presto impossibile per le università garantire il supporto essenziale per il rilancio dell'economia e dello sviluppo. Ovvero ciò che sia il ministro che Bankitalia si augurano per l'uscita dalla crisi. In quest'ottica, quando si chiede il ripristino dei 300 milioni mancanti, si chiede, di fatto, di passare da 109 a 114 euro per cittadino. Stiamo parlando di 5 euro! Continueremmo comunque ad essere il fanalino di coda dell'Unione, ma almeno riusciremmo ad arrestare la frana che si sta abbattendo sul nostro sistema dell'universita' e della ricerca".I dati dell'osservatorio sottolineano anche come il taglio delle risorse sia andato di pari passo con la riduzione del numero di ricercatori e docenti, a tutto svantaggio del rapporto studenti/docenti. Ovvero una delle garanzie più importanti per gli studenti della qualità della didattica e di un ambiente di apprendimento confortevole e motivante. Basti pensare che, secondo il ranking 2012 del Times Higher Education, nelle 10 migliori università il rapporto medio studenti/docenti è 7. In Italia 30.